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Tagli selvaggi sull’Artemisio: al via il processo contro la Ditta boschiva – Archivio La Torre Oggi

Tagli selvaggi sull’Artemisio: al via il processo contro la Ditta boschiva

Scritto da:

Gabriele Romagnoli

Pubblicato il:

BlogAmbiente, Territorio

Si è svolta la prima udienza del processo contro la ditta concessionaria. Quaglia non molla: “Rivoglio le piante! Che vengano e le rincollino. Che restituiscano i soldi ai primi proprietari del bosco, i cittadini!”

Al via il processo ai danni della ditta concessionaria incaricata dal comune di Velletri per i tagli in diverse
zone boschive del monte Artemisio. La Ditta dovrà rispondere all’accusa di peculato per aver indebitamente asportato un numero pari a 332 alberi di castagno da almeno 3 diverse aree del bosco oltre che alla possibile condanna per danni ambientali. Ciò perché, ricordiamo, il monte Artemisio è circoscritto in un’area protetta in quanto parte del Parco dei Castelli Romani e sottoposto a vincolo paesaggistico.

La prima udienza, svoltasi martedì 20 novembre, ha messo finalmente in chiaro la posizione del Comune riguardo una vicenda, anche se ancora persiste una certa ambiguità se guardiamo alle ultime mosse dello stesso.

Se infatti il Comune si è finalmente costituito parte civile, cosa che si aspettava da tempo, non si capisce per quale motivo, nonostante il processo a carico e le numerose sanzioni che gravano sulla Ditta, quest’ultimo abbia nuovamente permesso all’ente, già al tempo sotto processo, di continuare con i tagli. Come riportato infatti dall’ordinanza n.436 della Polizia Locale dell’8 novembre 2022, “il Comune consegna alla ditta […] la sezione 27/a Costa dei Rossi per lavori di taglio boschivo per un periodo che va dal 10 novembre 2022 al 31 marzo 2023”.


A tale riguardo abbiamo voluto ascoltare Carlo Quaglia, consigliere comunale con delega all’ambiente, il
quale si è da subito attivato per seguire gli eventi che hanno messo a dura prova le sorti del patrimonio
boschivo dell’Artemisio.
Ai tempi infatti, volendo ricostruire in breve gli eventi, il Comune ha firmato con la ditta incriminata un
contratto che prevedeva la concessione al taglio per un periodo di 10 anni.
Tale ditta avrebbe però abusato di tale potere arrivando a recidere un numero pari a 332 matricine di
castagno, ovvero specifici alberi che non facevano parte della porzione vegetativa data in concessione ma
che bensì dovevano rimanere a dote del bosco. (La stima al momento è presente solo sul castagno ceduo,
ma, come rileverebbero però i controlli operati dalla polizia locale, anche altri tipi di piante
sembrerebbero esser state compromesse. Questo però è ancora da verificare).

Il danno è gravissimo. Le matricine infatti sono quelle specifiche piante che durante il processo di disboscamento devono assolutamente rimanere intatte. Ciò per diversi motivi: innanzi tutto sono piante giovani e dunque non ancora funzionali come materiale da costruzione. In oltre, anzi, soprattutto, perché sono fondamentali per l’impollinazione del bosco e per la ripopolazione futura dell’area soggetta al taglio.

Come fa notare il consigliere Quaglia l’atto è estremamente meschino. Il prezzo annuo della concessione chiesta dal comune alla ditta è pari a 80.000 euro, un prezzo che è estremamente più basso rispetto al reale valore delle piante. Nonostante ciò la ditta avrebbe però ricercato un ulteriore guadagno operando un osceno taglio abusivo, almeno secondo l’accusa sostenuta in Tribunale dalla Procura.


A seguito di tali eventi il comune si è dunque attivato mettendo a capo del cantiere un direttore tecnico, il
dott. Vittorio Burchielli, che, tramite vari collaudi, ha constatato quanto accaduto. Alla luce di quanto
accaduto il comune ha dunque agito sospendendo e archiviando l’ordinanza e applicando sanzioni alla ditta. Dopo un tentativo di ricorso al Tar, ecco però che il Comune decide di affidare nuovamente la
concessione alla ditta per gli ulteriori tagli tutt’ora in atto.


Come è possibile che il Comune abbia nuovamente affidato la concessione ad una Ditta che è palesemente uscita dai limiti del contratto e che ha irrevocabilmente danneggiato il nostro patrimonio boschivo?
In risposta a ciò Quaglia fa notare come, tra le tante colpe imputabili alla ditta, di fatto vi sia di base una più grave lacuna del Comune nella partizione, in vista della concessione, del demanio boschivo. L’amministrazione tende infatti ad offrire lotti molto grandi di terreno sui quali effettuare i tagli. Così facendo solo grandi ditte sono in grado di rispondere al bando. Per questo motivo due anni fa, ad accettare l’incarico, è stata solamente la ditta ora indagata.


Per fortuna almeno, dopo quanto accaduto, il nuovo cantiere aperto dalla Ditta è sicuramente più sorvegliato, dalla polizia locale e forestale e dallo stesso Quaglia.
Ciò che però ora più spaventa è il rischio ambientale che la ditta può aver causato – che in parte continua a causare -, che potrebbe essere altissimo. Soprattutto se si guarda agli effetti del cambiamento climatico. L’eccessiva decimazione di alberi e di conseguenza il loro sradicamento, può causare l’instabilità del sottosuolo – come del resto dimostrano gli eventi di Ischia dello scorso mese -, fatto che potrebbe risultare un potenziale allarme per le abitazioni sotto fontana Marcaccio. O allo stesso modo: le strade che sono state aperte – e che tutt’ora vengono aperte dalla ditta secondo dei sopralluoghi operati dal consigliere stesso – sulle pendici del monte, li dove non dovrebbero essere aperte, potrebbero, con le intense ed improvvise piogge che dilaniano l’Italia tutta, portare alla creazione di corsi d’acqua potenzialmente pericolosi.

Ora però sarà il processo a parlare. Infatti, come Quaglia ha tenuto a precisare, l’esposto di alcuni mesi fa reso noto in consiglio non è nato con l’intenzione di condannare nessuno. Si voleva solo far presente la realtà dei fatti per permettere alla “giustizia” di fare il suo corso. Questo il messaggio conclusivo di Carlo Quaglia: “Rivoglio le piante. Che vengano e le rincollino, non ci si può permettere di andare lì e tagliare come vuoi. Che restituiscano i soldi! E che li restituiscano ai primi proprietari del bosco, i cittadini”.

Attendiamo dunque ora il 26 giugno dove le prove saranno finalmente analizzate. Seguiranno ulteriori aggiornamenti.