Due i singoli usciti “Eden” e “Dimenticando”
Sottoesposizione, progetto fondato dal chitarrista Sami Nanni, classe ’91, è un punto di incontro tra diverse arti: musica, danza, poesia, cinema e animazione. La musica, pur essendo il punto di partenza, non può fare a meno di altri volti del progetto, che, di volta in volta, assumono il ruolo di completamento di una certa immagine sottoesposta in un insieme che non risulterà mai didascalico, lasciando aperti infiniti spazi di lettura. In fase di prova, la presentazione di un’immagine o di un’idea sottoesposta, fa sì che ognuno degli artisti possa metterci dentro sé stesso, con ampio spazio lasciato alla componente improvvisativa.
Sottoesposizione, il tuo progetto artistico, mi fa pensare ad un cantiere aperto ad un’officina delle arti. Raccontaci la genesi di questo progetto così particolare.
L’idea è proprio questa. È certamente un progetto in cui c’è molto del mio vissuto artistico e del mio percorso di studi, le cui due tappe fondamentali sono la formazione jazzistica presso il conservatorio di S. Cecilia e l’esperienza nel contesto del master “Cantiere Infinito” (Accademia Nazionale di Danza, Fondazione MAXXI e Conservatorio S. Cecilia dip. Jazz). In quest’ultimo ho avuto modo di avvicinarmi al mondo della danza, di approfondire quello dell’improvvisazione non idiomatica e di dare un altro significato alla parola “performance”. Negli anni le influenze e gli ascolti si sono moltiplicati, partendo dal primo blues, attraversando la storia del rock e del jazz, per arrivare all’ascolto di ensemble come “Art Ensemble of Chicago” e “Fire! Orchestra”, che, appartenenti a momenti storici diversi, risultano essere un grande esempio, avendo dentro molto di quello di cui parliamo. Inoltre, in Sottoesposizione, c’è molto degli amici e artisti stessi che hanno collaborato con il progetto o che ne fanno parte, dall’amico sin dai primi anni di liceo Giovanni Ludovisi (contrabbassista), ai compagni di conservatorio e di master Sonia Ziccardi (cantante, poetessa ed autrice), Daniele Gherrino (chitarrista), Federico Chiarofonte (batterista) e Mara Capirci (danzatrice). Per non parlare dei miei ex coinquilini delle residenze universitarie che hanno lavorato ai videoclip: Simone Gervasio e Francesca La Torre (Dimenticando) e Carlo Pio Guerra (Eden). Con praticamente ognuno di loro ho alle spalle un lungo percorso di confronto e condivisione, che parte da molto prima della genesi progetto. Mettiamo le loro diverse competenze, gli ascolti, le performance, la formazione accademica e… Sottoesposizione è servita. Inoltre, ci tengo a specificare che un input importantissimo viene dalla fiducia di Marco Ghitarrari e Pierluigi Pietricola dell’associazione Eureka, che ringrazio per il “premio Excellentissimus”, firmato dal Presidente Marco Ghitarrari, che ne è direttore artistico.
Insieme alla musica, troviamo altri ambiti che si mescolano tra loro, il video, la poesia. Interessante sarebbe vedere tutto questo “dal vivo”, come lo immagini?
Dal vivo, le forme che il progetto potrebbe prendere sono molteplici, come i volti che ha.
Immagino la presenza di performer, in particolare dal mondo della danza, che possano fondersi con le esecuzioni e le improvvisazioni dei musicisti. E che i musicisti stessi siano performer.
Immagino la possibilità di dare spazio alle voglie creative degli artisti che ci sono dentro.
Da sempre hai imbracciato la chitarra, diplomandoti, insegnando, ricevendo premi, da sempre ho un ricordo di te così, fedele alla linea. Ma cos’è per te questo strumento?
È una guida e un filo conduttore. È il ricordo della prima chitarra elettrica che mi regalò mia madre a sorpresa, più di quindici anni fa, facendomi credere che stessi aspettando uno scatolone di libri per lei. Difficile descrivere cosa ho provato quando ho visto cosa c’era dentro. È il ricordo di me, molto prima di aprire quella scatola, seduto in mezzo alla terra, davanti al capannone in cui faceva le prove mio zio Claudio. Lui mi ha trasmesso tanto di quel blues e tanta di quella chitarra che neanche potete immaginare.
È i primi gruppi, è lo strumento che mi ha fatto incontrare alcuni dei miei migliori amici. È una voce che non pensavo di avere e che mi ha fatto esprimere cose che a parole non avrei saputo dire. È il mio lavoro, una compagna di vita, è il motivo per cui sono qui a scrivere questo. Senza la chitarra, semplicemente, non sarei io.
Sofia Bucci
