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Simone Scifoni, una vita dedita al Blues da musicista a fondatore della “Bloos Records” – Archivio La Torre Oggi

Simone Scifoni, una vita dedita al Blues da musicista a fondatore della “Bloos Records”

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BlogMusica, Primo Piano

Simone Scifoni (Velletri 1981) autore, interprete e produttore, da anni è attivo a livello concertistico con progetti e performance a livello internazionale. Dal 2006 fa di sé un “One Man Band” decisamente unico e originale, in grado di suonare simultaneamente batteria, basso e altri strumenti. Viene selezionato più volte a rappresentare l’Italia all’INTERNATIONAL BLUES CHALLENGE di Memphis (Tennessee). Partecipa a innumerevoli festival Blues e fonda una sua etichetta discografica la Bloos Records, dedita al Blues e ai generi affini alla cultura afroamericana. Questa sua nuova avventura, che lo impegna a 360° sta crescendo sempre di più nell’ultimo anno, producendo dischi di autori Blues italiani e non solo, primo tra tutti il grandissimo Bluesman Corey Harris.

Hai fondato recentemente un’etichetta discografica, la Bloos Record. Cosa ti ha spinto a fare questo passo? Da musicista a produttore. Raccontaci la genesi di questo progetto.

In realtà la Bloos Records nasce nel 2014 e per diversi anni è stata poco più di un marchio con il quale producevo i miei dischi e quelli di altri artisti che mi ruotavano intorno. Era quindi inizialmente un qualcosa di molto personale. Solo negli ultimi tempi, con l’arrivo del Covid, l’etichetta è iniziata a crescere e a prendere forma e forza. Anche se potrà sembrare paradossale, il periodo di pandemia che ha fermato ogni attività artistica su scala mondiale, ha innescato in me un processo virtuoso, che mi ha dato il giusto slancio e anche il tempo di poter ragionare e pianificare ogni cosa.

Quello che mi ha spinto a tuffarmi in questa avventura è la stessa cosa che mi ha portato a suonare e a fare della musica il mio lavoro. Questo è l’Amore per il Blues, la mia più grande passione da quasi trent’anni oramai. Oltre a ciò, c’è da dire che da molti anni colleziono dischi di Blues e anche per questo forse è risultato facile e naturale passare dall’ascolto alla produzione. Anche se non è facile vivere di musica in questo momento storico, io mi ritengo molto fortunato e soddisfatto di essere arrivato fin qui. Sono molto curioso di vedere cosa succederà nel prossimo futuro. 

L’etichetta si occupa principalmente di un genere: il Blues, la cosiddetta “Musica del diavolo”. Il tuo rapporto con il Blues, questa musica viscerale, dove fonda le sue radici? 

Come accennavo pocanzi il mio incontro con il Blues risale più o meno a trent’anni fa, avrò avuto undici o dodici anni, non ricordo con esattezza. Nessuno nella mia famiglia è stato un musicista, da generazioni credo. È quasi un miracolo in un certo senso che io abbia sviluppato il desiderio di suonare.

Trent’anni fa rimasi letteralmente folgorato dal Blues e iniziai così a interessarmi a questo linguaggio, 

suonando dapprima Ragtime e Boogie Woogie. Se il Blues è arrivato all’età di dodici anni però, l’amore per il pianoforte l’ho avuto invece in tenera età, a circa tre anni, quando iniziai a studiare musica classica. Ad ogni modo adesso, a quarant’anni suonati, posso affermare con estrema certezza che la musica è l’unica cosa che realmente mi fa stare bene.

Come musicista hai calcato migliaia di palchi, pubblicato dischi, partecipato a più progetti, dai Cyborgs, power duo che ha girato l’Europa e non solo, al tuo lavoro solista. Cos’hai in cantiere? 

Il bello della musica e del mestiere di musicista è indubbiamente quello di poter viaggiare e portare la tua arte ovunque nel mondo. Progetti in cantiere ce ne sono veramente tanti, sarebbe lungo elencarteli adesso.. quello che auspico però è che ognuno di questi progetti possa farmi viaggiare e portarmi a scoprire sempre nuovi luoghi e diverse anime. Questo è fondamentale.

L’ultimo artista entrato nell’etichetta è Corey Harris, bluesman apprezzato in tutto il mondo con il disco “The insurrection blues”. Raccontaci com’è nato tutto ciò.

Corey Harris è sempre stato un idolo per me, uno dei miei eroi del Blues. Pensare di aver registrato e prodotto un suo disco mi lascia ancora incredulo. È nato tutto durante la pandemia, in lockdown. Ttramite il mio amico e maestro del mandolino Lino Muoio ero venuto a sapere che Corey avrebbe voluto incidere un disco prima di ripartire dall’Italia verso gli Stati Uniti. Fu così che lo contattai per fargli una proposta discografica attraverso la mia etichetta. Lui accettò, e così adesso è parte di Bloos Records col suo disco “Insurrection Blues”. Corey è indubbiamente uno degli esponenti di spicco del panorama blues mondiale e sapere che nella famiglia Bloos Records c’è anche lui mi riempi di orgoglio.

Nell’etichetta è presente un progetto trasversale e mensile, le ”Bloos Sessions”, cosa sono e come si sviluppano?

Vedo che sei molto informata. BloosSession è un’operazione molto particolare sulla quale sto investendo personalmente. Sono già stati pubblicati diversi volumi e molti sono in programma nei prossimi mesi.

L’obiettivo è molto ambizioso: produrre un artista al mese a totale carico dell’etichetta dalla registrazione al mix, master, stampa e distribuzione. Le uscite sono a tiratura “super limitata”: solo cinquanta copie per ogni titolo, alcune delle quali vanno all’artista. La vendita di queste poche copie serve a coprire i costi di produzione per l’artista successivo, finanziando quindi il volume seguente della collana. Lo scopo non è quello di produrre introiti economici, ma di far girare artisti, musica, dischi, canzoni, cercando di descrivere e documentare la scena del Blues nel nostro paese e non solo. Una sorta di ruota, un ingranaggio virtuoso che se messo in movimento può autoregolarsi. Questo è BloosSession, una sfida, una scommessa, ma anche un modo per fare promozione. Grazie di cuore per l’interesse Sofia, un abbraccio da tutti gli artisti di Bloos Records!

Sofia Bucci

Foto Sofia Bucci