Il giovane è stato ricordato con un evento durato tre giorni, in cui è stato donato del sangue all’AVIS e dei soldi a favore della Fondazione Italiana Linfomi
Sono passati già quattro anni dalla morte di Antonio Candidi, il giovane di Lariano morto dopo una lunga battaglia contro un linfoma che se l’è portato via non appena ventottenne. Per gli anniversari di morte del ragazzo, la famiglia Bartoli – Candidi si è sempre messa in prima fila per l’organizzazione di eventi durante i quali si sono potuti donare dei soldi a favore di enti che si occupano di ricerca. Non sono mancati, quindi, durante le ricorrenze antecedenti all’arrivo del Covid19 i tornei di calcio tra amici e conoscenti di Antonio, i quali in memoria del caro amico si sono sfidati in campo, praticando proprio quello sport di cui il ventottenne era tanto appassionato.
Con l’arrivo del Covid19 la situazione è leggermente cambiata. Per ricordare Antonio è stato organizzato un evento Facebook all’interno del quale chiunque ha potuto scrivere pensieri, postare foto o video e pubblicare ricordi del giovane larianese. Le dediche non sono di certo mancate: alcuni hanno raccontato della propria battaglia in prima persona, altri hanno suonato o cantato ad Antonio delle canzoni, ma soprattutto in molti hanno donato dei soldi alla FIL (Fondazione Italiana Linfomi). Con un video, ha partecipato all’evento anche il Professor Massimiliano Postorino (cattedra malattie del sangue del Policlinico Università Tor Vergata di Roma).
Dopo tre giorni, l’evento si è concluso con la partecipazione dell’AVIS Lariano e la donazione di sangue. Anche in questo caso, non sono mancati amici e parenti che durante la mattinata di domenica 13 giugno si sono recati a donare in ricordo del giovane Antonio. E proprio riportando la frase che ha postato Simonetta Bartoli, madre del ventottenne, ringraziamo per l’impegno e la costanza questa famiglia trafitta da un dolore inimmaginabile e rivolgiamo un ricordo ad Antonio.
“C’è sempre un dolore che si trasforma in bellezza quando qualcuno ha il coraggio di berne il calice fino in fondo, per rendersi conto che non era il fondo. Più sotto c’era un diamante incastonato al centro. Alessandro D’Avenia”.
Giorgia Gentili








