Il dirigente del Commissariato di Velletri Luca De Bellis a “La Torre”
Abbiamo intervistato il dirigente del Commissariato di Velletri Luca De Bellis. Insediatosi a giugno del 2020, ha assunto il nuovo incarico in piena pandemia. Abbiamo parlato dell’attività svolta dal Commissariato, di come è stata affrontata la crisi sanitaria e di come la pandemia ha influito sulla criminalità.
Come si è svolta l’attività del Commissariato di Velletri e come quest’ultimo si è organizzato per fronteggiare la pandemia da Covid-19?
Mi sono insediato a giugno del 2020 e necessariamente come dirigente la prima attività che ho svolto è stata interna. Attuare quindi dei protocolli di sicurezza sanitaria adeguati all’emergenza che vivevamo e che stiamo vivendo tuttora. In questo senso anche come datore di lavoro ho attuato un protocollo di accesso al commissariato molto restrittivo in conformità con le prescrizioni sanitarie e con le prescrizioni governative. Inoltre, mi sono adoperato per recuperare tutti i presidi sanitari necessari alla sanificazione degli ambienti e abbiamo affisso tutta la cartellonistica adeguata a regolamentare l’accesso delle persone e gli spostamenti all’interno degli uffici. Purtroppo, a settembre siamo stati uno dei primi uffici pubblici a Velletri ad aver subito la seconda ondata di contagi, che ci ha messo in ginocchio nonostante tutte le precauzioni adottate. L’attività principale quindi come commissariato è stata sicuramente quella di dare attuazione ai decreti del presidente del Consiglio dei ministri in conformità con le specificazioni fornite da Prefettura e Questura. Devo dire che abbiamo fatto controlli mirati e coordinati con Carabinieri e Polizia Locale, ma non abbiamo riscontrato grossi problemi come assembramenti e altro. Abbiamo fatto poche sanzioni a fronte di numerosi controlli, perciò di fatto le persone hanno recepito quello che era il giusto comportamento da mantenere. Però, al di là dell’emergenza Covid, abbiamo cercato di non limitarci a questa specifica attività ma abbiamo cercato di continuare il percorso che era già stato intrapreso da chi mi ha preceduto. Abbiamo quindi continuato il controllo del territorio con la modalità MOD, una serie di moduli che l’attuale Questore di Roma ha introdotto come novità e che consiste nel controllo del territorio che viene modulato in base alle esigenze di quest’ultimo. Quindi c’è un protocollo centrale alla Questura di Roma dove vengono raccolti i dati che noi forniamo e in base a quei dati viene rimodulata l’attività di controllo del territorio. Considerando i dati di questi mesi, da giugno ad oggi, sembra essere questa una modalità efficace. Ad esempio, in questi mesi tra i vari dati sono risultate pochissime rapine, tra l’altro c’è stato un tentativo sabato che abbiamo sventato e in cui abbiamo arrestato il rapinatore.
Com’è stato assumere il nuovo incarico di dirigente in una situazione delicata come quella che ancora oggi stiamo vivendo?
Paradossalmente essendo la prima volta che assumo un incarico dirigenziale per me questa è la normalità. Non ho vissuto la dirigenza prima e dopo e la trasformazione che ha inevitabilmente comportato la pandemia, perciò quando sono arrivato qui già sapevo il terreno sul quale mi muovevo. Quindi sostanzialmente la pandemia nel mio caso non ha comportato cambiamenti sull’incarico che andavo ad assolvere, se non nell’attuare quelle precauzioni prima di tutto interne e poi esterne. Ho accolto questo incarico con estrema cautela, rispetto e riconoscenza nei confronti dell’amministrazione che ha creduto in me affidandomi questa responsabilità. È un incarico totalizzante e cerco per questo di avere un atteggiamento proattivo, anticipando e organizzando prima le cose ed evitando così di andare a rincorrere i problemi. Inoltre, nonostante l’attività svolta sul territorio, sto cercando sempre di mantenere un legame e una linea comune con la Questura di Roma. A sei mesi di distanza dall’assunzione di questo incarico posso dirle che sono molto soddisfatto sia dell’ambiente di lavoro interno al Commissariato sia dell’attività esterna in collaborazione con le altre forze di polizia e con il Sindaco. Perciò posso dire che è un lavoro affascinante che faccio con grande riconoscenza ed impegno.
Nonostante la pandemia è riuscito a coadiuvare l’attività del Commissariato di Velletri con quella delle altre forze dell’ordine del territorio?
Il Commissariato di Velletri, come gli altri commissariati dei Castelli, in quanto commissariati distaccati fanno riferimento alla Questura centrale e all’Autorità Provinciale di Pubblica Sicurezza che è il Questore, in veste di autorità tecnica, e il Prefetto, in veste di autorità politica, secondo i dettami della legge 121 dell’81. Il dirigente del commissariato distaccato, proprio in base all’articolo 15 di suddetta legge, è definito Autorità Locale di Pubblica Sicurezza. Questo significa che il dirigente ha un margine gestionale di responsabilità dovuto un po’ alla distanza fisica da Roma e un po’ anche al territorio su cui si opera che è pieno di obiettivi sensibili. Quindi il coordinamento è previsto proprio dalla succitata legge e dall’architettura del sistema della pubblica sicurezza in Italia. Ciò significa che il dirigente del commissariato e il comandante della compagnia insieme stabiliscono una linea comune, per evitare lacune e gestire con maggior efficienza l’attività sul territorio. Nello specifico per questo periodo abbiamo fatto più riunioni con le altre forze dell’ordine al fine di stabilire un protocollo operativo e un flusso di dati unico sui controlli Covid. Al di là dell’emergenza pandemica abbiamo lavorato a stretto contatto con la Polizia Locale anche su altri fronti. Attraverso un contatto diretto con l’autorità politica, ossia il Sindaco Orlando Pocci, e con l’autorità locale, ossia il dirigente del commissariato, si è stato in grado di collaborare su alcune situazioni di degrado. Un esempio abbiamo bonificato, sgombrato e reso fruibile il parcheggio a via Lata che era ritrovo di persone senza fissa dimora e un luogo d’aggregazione per persone non perfettamente integrate nel tessuto sociale.
Risponde a verità la notizia riguardante il cambio di sede del Commissariato?
Quando ho saputo che sarei diventato dirigente a Velletri, una delle priorità che mi è stata assegnata è stata proprio di seguire e facilitare il trasferimento di sede per ragioni di comodità, efficienza e logistica. La ricerca della sede era incominciata già con la collega che mi ha preceduto. La soluzione non è semplice ma il Questore ha particolare attenzione su questo punto. Per tutte le esigenze logistiche facciamo riferimento all’ufficio tecnico-logistico della Questura di Roma che centralmente gestisce tutte le necessità di tutti gli uffici di polizia di tutta Roma e provincia. La vastità del territorio da gestire sicuramente allunga un po’ i tempi, il Questore ci ha parlato di 12-14 mesi quindi siamo in attesa di un riscontro.
Riguardo le competenze del Commissariato sul territorio, rientrano in queste anche le attività della Polstrada che un tempo aveva sede distaccata qui a Velletri?
Le funzioni della Polizia Stradale rientrano in un campo specifico. La Polizia Stradale, quella Ferroviaria e quella Postale sono cosiddette specialità, cioè sono dei settori dell’amministrazione della Polizia di Stato che si occupano solamente di quella materia. Per questo le funzioni del distaccamento che un periodo era a Velletri, ed è poi stato soppresso, sono state assorbite dalla Polizia Stradale più prossima, ossia quella con sede ad Albano. Il Commissariato non può svolgere l’attività dedicata e mirata che spetta al corpo di polizia competente, ma ciò non toglie che può svolgere quell’attività minima di Polizia Stradale che deriva dal controllo del territorio. Anche perché abbiamo delle risorse all’interno del Commissariato che per anni hanno lavorato nella Polstrada e sono perciò aggiornate e competenti e stanno formando i loro colleghi.
Come la pandemia secondo lei ha inciso sulla criminalità?
Velletri è una realtà fortunata. Io vengo da Roma dove i ritmi sono molto diversi. Parlando della realtà locale e analizzando i dati raccolti i reati predatori, come rapine e furti con strappo, non sono aumentati. Credo che vivere in una realtà di provincia ristretta porti a delle forme di solidarietà maggiori rispetto alle grandi città, dove non ci si conosce neanche fra vicini di casa. Però non ho visto un’impennata di reati che poteva essere collegata a necessità di sopravvivenza per difficoltà economiche e lavorative causate dal Covid. Noi ovviamente come Commissariato ci occupiamo prevalentemente di crimine diffuso e ordinario. Credo però che la pandemia, aggravando e generando una crisi economica, abbia comunque influito sul crimine e soprattutto sul crimine organizzato. Non escludo che delle società di crimine organizzato possano aver colto l’occasione per presentarsi difronte alle attività in difficoltà e proporre degli ‘’aiuti’’. In questi casi poi bisogna immedesimarsi nelle persone che si trovano di fronte a queste realtà e che potrebbero accettare o per paura o per bisogno reale di risollevarsi dalle difficoltà economiche. In più dietro queste dinamiche dobbiamo considerare che queste società non propongono aiuti per benevolenza ma lo fanno per riciclare l’enorme quantità di denaro che possiedono e che non possono spendere, perché illegalmente acquisito. Queste dinamiche, oltre a devastare una serie di imprenditori, vanno a snaturare quelli che sono i naturali rapporti di mercato, rendendo così il mercato drogato. Quindi credo che gli effetti della pandemia non si vedano ora a occhio nudo, ma si vedranno a lungo termine e saranno devastanti. Allo stesso tempo sono sicuro che ad altri livelli sia già incominciata una forma di contrasto a questo tipo di criminalità. Per quanto riguarda invece i reati sul web questi sono aumentati, perché essendo i rapporti diventati necessariamente ancora più virtuali è aumentato innanzitutto l’utilizzo delle piattaforme telematiche e il rischio di imbattersi in truffe ed altro. Sono aumentati sia i reati di cyberbullismo, poiché i ragazzi si frequentano di più online, sia ricatti di tipo sessuale, in cui si tenta di estorcere una determinata somma di denaro attraverso foto e video della persona vittima del ricatto. Abbiamo ricevuto denunce da parte di persone che sono incappate in questo meccanismo.
Martina Angeloni
