di Sofia Remiddi
L’allarme lanciato dal presidente dell’ordine nazionale dei giornalisti

Il presidente dell’ordine nazionale dei giornalisti ha deciso di scendere in campo per rompere la dittatura degli OTT in materia di pubblicità online. Il presidente, Carlo Bartoli, invita inoltre i giornalisti ad accettare le sfide del cambiamento: “servono alta professionalità e canali d’ingresso qualificati per diventare giornalisti e il parlamento deve intervenire sulla struttura giuridica delle professione”. Occorre allora andare alla fonte del problema: la questione è relativa alle risorse economiche che vengono, o meglio, non vengono destinate all’informazione.
Considerare l’informazione come qualcosa di secondario significa lasciar spazio di crescita a giornalisti improvvisati e scribacchini che nella corsa ai like sui vari social non si fanno certamente problemi a far circolare fake news su argomenti più o meno cruciali: è una questione riguardante una deontologia professionale che sembra ormai superata dal momento che allo stato attuale i lettori stessi sono consapevoli, nei migliori dei casi, di non potersi fidare di ogni notizia che leggono online.
Significa inoltre non prendere sul serio la concorrenza degli OTT che hanno praticamente monopolizzato la gestione della pubblicità impedendo la ricezione delle risorse da essa provenienti ai canali tradizionali quali radio, tv e stampa. Brevemente: ogni volta che vediamo una pubblicità interrompere un video su Youtube, siamo in presenza di uno spazio pubblicitario gestito da Google.
Ciò significa che l’azienda ha preferito rivolgersi, per una questione di risparmio e di copertura di pubblico, all’online. Ma è proprio online che si ha maggiore circolazione i fake news. È allora chiara la necessità di un’innovazione. Quello di Bartoli, infatti più che un lamento nostalgico è un invito a riflettere sugli scenari futuri e sul ruolo del giornalismo: “adesso stiamo svolgendo un ruolo meno centrale rispetto a vent’anni fa, quando eravamo i guardiani delle porte. E allora ci dobbiamo porre degli interrogativi, dobbiamo capire come rappresentare una presenza di informazione di qualità, certificata e affidabile. […] Dobbiamo capire se vogliamo essere i rappresentanti di una casta destinata a scomparire. Io non voglio assistere a questo scenario. Non possiamo difendere l’esistente. Dobbiamo difendere i principi della professione, non le forme”.
Un invito alla ricostruzione della professionalità e del ruolo dell’informazione rimanendo al passo con i tempi, ma al tempo stesso rimarcando che il giornale e il giornalista offrono un servizio, e che dunque il loro lavoro necessita di essere validato sia dalla fiducia dei lettori e sia dalle risorse economiche necessarie a sostenere un’informazione di qualità.
Entrambi elementi che passano necessariamente per un unico canale che consiste nel riconoscere all’informazione, quella vera, il ruolo cruciale che le pertiene.

