Sconforto e disappunto per la discriminazione
Sconforto e sincero disappunto sono i sentimenti che quest’ultimo fatto ha provocato alla nostra città. “No stranieri”. Questa la brutale frase alla fine di un semplice avviso di cercasi personale.
Come se non bastassero le difficoltà economiche e sociali che il nostro paese sta subendo, ora il germe irrazionale del razzismo fa la sua prima comparsa; semplicemente rifiutando a prescindere una persona che abbia nazionalità diversa da quella Italiana.
Evidentemente, il responsabile personale del locale in questione ha un’idea un po’ vetusta (per non dire anacronistica e inappropriata) della situazione immigratoria. È certamente suo diritto scegliere la persona secondo lui più adatta all’incarico, ma azioni discriminanti in tale maniera non sono accettabili per molte ragioni che ora provvederemo brevemente a spiegare. Ciononostante, ci preme esporre una premessa fondamentale sotto forma di quesito. Non sarebbe stato meglio selezionare più candidati possibili? Il vero imprenditore non è colui che guarda all’efficienza più di ogni altra cosa, a prescindere da certi pregiudizi? Vista la svogliatezza di certi individui purissimamente italiani (come dimostrano i dati INSTAT, ci sono lavori che i giovani italiani non vogliono più fare), escludere una grandissima parte di persone volenterose e capaci di mettersi in gioco non ci è sembrata una gran mossa da manager.
È ormai ben visibile l’interesse per il dialogo che la nostra società dimostra. Le libere opinioni sono ciò che ci rende un paese democratico. Eppure, come insegna il paradosso dell’intolleranza di Karl Popper enunciato nel 1945: “Se estendiamo l’illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro l’attacco degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi”. Ergo non è possibile accettare una specifica del genere. Evidentemente non saprà spiegare neanche lui il motivo di tale affermazione, per il semplice motivo che il pregiudizio è un giudizio a priori, pertanto non motivato e bigotto. Richiedere le scuse del commerciante sembrerebbe il minimo.
Intanto l’Assessore al Commercio Alessandro Priori è subito intervenuto chiedendo scusa a nome degli esercenti che non si rispecchiano in questo genere di idee. “Chiedo personalmente scusa a tutti quelli che non sono stati rispettati da questa assurda e discriminatoria ricerca di lavoro e mi auguro che chi ha scritto tale assurdità possa quantomeno associarsi”.
