
A distanza di dodici giorni da quel fatto di cronaca che ha scosso profondamente la comunità veliterna, lo scorso mercoledì 13 sono stati celebrati nella chiesa parrocchiale San Giovanni Battista i funerali di Paolo Ianniello e Lucia Massimo, i due coniugi deceduti sabato 2 ottobre a distanza di poche ore dai due eventi luttosi. Due decessi, ricordiamo, avvenuti in un condominio di via Giacomo Matteotti 5, dove i due avevano l’abitazione.
Quelle due morti, per la cronaca, furono classificati omicidio-suicidio, visto che Paolo, dapprima uccideva la moglie Lucia all’interno dell’appartamento con dei corpi contundenti e subito dopo l’efferato delitto si gettava dal balcone di casa da una altezza pari a tre piani.


Di questo fatto si interessò la cronaca nazionale, soffermandosi soprattutto cosa possa essere scattato nella mente del 72enne ex carabiniere in pensione (si dice che l’omicida soffrisse di depressione), cioè quella di porre fine alla vita terrena della consorte Lucia, ex insegnate di 67 anni, anch’egli in pensione. I funerali dei due coniugi, dicevamo, si sono svolti nella chiesa che si trova nelle vicinanze del Tribunale e non lontano dall’abitazione dove si è consumata la tragedia.
Il rito funebre è stato concelebrato dal vescovo Vincenzo Apicella e il parroco don Andrea Pacchiarotti. Le due bare erano già davanti all’altare ancor prima dell’orario d’inizio previsto per le 15,30, con sopra i cuscini di fiori dei figli e davanti le due coroncine dedicate dalla nipotina Aurora, ma soprattutto circondate dall’affetto dei figli e dalla partecipazione significativa da parte di quanti hanno conosciuto Paolo e Lucia.

Tanta mestizia traspariva dai volti di tutti coloro che erano presenti, dentro e fuori dal luogo di culto. Ancor più quando mons. Apicella si è rivolto all’assemblea nel corso dell’omelia. “ In momenti come questi è meglio fare silenzio e chinare il capo” – dice il vescovo – “ Qui di fronte a noi ci troviamo davanti a due abissi. Il primo, davanti al quale ci troviamo, riguarda il nostro cuore. Non è un fatto, quello avvenuto, che possiamo circoscrivere come un caso unico.
Non abbiamo la percezione della profondità del cuore umano e della mente. Nostro fratello Paolo è ricordato uomo mite e buono, quindi pensiamo che in quel momento lui non è stato padrone di se stesso. Non abbiamo nessuna possibilità di giudizio”. Detto del primo, il vescovo poi è passato a descrivere il secondo abisso, che citiamo in breve: “Il secondo è ancora più profondo” – sottolinea S.E. – “ed è l’abisso insondabile della Misericordia di Dio. Diceva Giovanni Paolo II che “per quanto possano essere grandi i nostri peccati, questi hanno un limite, un confine, dato dalla Misericordia di Dio”.
Spartaco Lamberti

