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L’intera Italia plaude al Mattarella bis. Ma nessuno si azzarda ad accennare al fallimento politico – Archivio La Torre Oggi

L’intera Italia plaude al Mattarella bis. Ma nessuno si azzarda ad accennare al fallimento politico

Scritto da:

Massimo Tosti

Pubblicato il:

BlogPolitica, Primo Piano

La rielezione di Sergio Mattarella alla Presidenza della Repubblica rappresenta un autentico fallimento del sistema politico italiano.

Caldeggiata, anche se non in modo diretto, dai poteri forti delle potenze europee e d’oltre oceano, preoccupate di perdere in un sol colpo due pedine importantissime come Draghi e Mattarella per il futuro dell’Unione Europea e del Patto Atlantico, hanno sicuramente fatto pervenire persuasivi messaggi ai nostri “timonieri” sulla strategia da adottare per mantenere la rotta. Non possiamo, poi, non fare riferimento all’Istituto Monetario Europeo, antenato della Banca Centrale Europea, del quale Mario Draghi è sicuramente uno dei principali custodi.
Per i “poteri forti” non si poteva correre il rischio di mettere in difficoltà il sistema monetario.

A tale scopo facciamo un passo indietro di trent’anni per ricordare la crisi del 92 quando il fenomeno speculativo coinvolse la lira italiana e la sterlina britannica. Il governo italiano, retto da Giuliano Amato, decise di svalutare il cambio di riferimento della valuta nazionale complessivamente del 7%, in particolare la lira in sé fu svalutata del 3,5%, mentre le altre valute furono rivalutate del 3,5%. Situazione che portò il governo italiano a decidere di far uscire la moneta nazionale dello SME.


Un ricordo, quello della crisi del 92, ancora vivo nella mente del sistema produttivo, e non politico, italiano. Soltanto il mantenimento di Mattarella e Draghi alla guida della presidenza della repubblica e del consiglio dei ministri poteva garantire la continuità dell’Unione Economica e Monetaria Europea. Tornando alla rielezione di Mattarella, possiamo affermare che si è trattato di un’operazione resa possibile dall’inesistenza dell’intero Parlamento.

Il “silenzioso” immobilismo del centro-sinistra e la “rumorosa” inconsistenza” del centro-destra hanno di fatto sbarrato la strada a Mario Draghi, al quale non è rimasto che chiamare tutti grandi elettori a raccolta per presentarli genuflessi davanti a Sergio Mattarella. Dal 1946 ad oggi sono dodici i presidenti che sono stati eletti: 5 democristiani (Gronchi, Segni, Leone, Cossiga e Scalfaro), due liberali (De Nicola ed Einaudi), due indipendenti (Ciampi e Mattarella), un socialdemocratico (Saragat), un socialista (Pertini) ed un comunista (Napolitano). Napolitano quello rimasto più a lungo, mentre quello rimasto per meno tempo è stato De Nicola.


Per gli amanti della storia patria ci sembra opportuno, oltre che doveroso, ricordare che, pur non essendo annoverato nel succitato elenco, il primo presidente della Repubblica Italiana è stato Napoleone Bonaparte. Un salto indietro di oltre due secoli, quando alla proclamazione della prima repubblica italiana, (repubblica sorella della Francia rivoluzionaria) che comprendeva gran parte dell’Italia settentrionale preunitaria, avvenuta il 6 gennaio 1802, l’allora primo console di Francia Napoleone Bonaparte assunse per primo nella storia il titolo di Presidente della Repubblica Italiana (1802-1805). La forma di Stato era quella di Repubblica Presidenziale e aveva come capitale Milano. Senza le sconfitte di Trafalgar e Waterloo il dominio espansionistico della “Perfida Albione” sarebbe uscito drasticamente ridimensionato e la storia del nostro continente avrebbe subìto un corso ben diverso. L’Europa delle “patrie repubbliche napoleoniche” sarebbe diventata una grande realtà e oggi, probabilmente, staremmo qui a raccontare un’altra storia.
Massimo Tosti