Cavola rimase ucciso durante una battuta di caccia in Scozia
Quando arrivò la notizia, Lariano non era certamente pronta ad accoglierla. Marco Cavola morì tragicamente il 25 marzo 2019 mentre si trovava in Scozia con degli amici, per una battuta di caccia. Proprio dal fucile di uno dei suoi compagni partì un colpo accidentale che non lasciò scampo al quarantaduenne larianese. I funerali di Marco si tennero l’11 aprile presso la Parrocchia Santa Maria Intemerata di Lariano. Una folla di circa 2500 persone presenziò all’ultimo addio di Marco, il quale lasciò improvvisamente moglie e tre figli.
Oggi ci giungono notizie altrettanto inaspettate. Venerdì 11 dicembre, i Carabinieri di Lariano hanno eseguito un mandato di arrestato europeo, nei confronti di uno dei compagni di caccia di Marco. In base a quanto ricostruito i due erano sulla stessa postazione, schiena a schiena e, mentre Marco si accingeva ad abbassarsi per ricaricare il fucile, il compagno si è gettato nell’inseguimento di una preda. Il colpo partì e colpì Marco proprio mentre si stava rialzando. I soccorsi furono inutili: Marco morì sul colpo.
Il sessantenne arrestato è un imprenditore di Lariano, incensurato. L’uomo è stato interrogato dalla Corte d’Appello di Roma (che non ha ancora dato il permesso per l’estradizione) e poi accompagnato presso la Casa Circondariale di Velletri. Il legale del sessantenne, Ascanio Cascella, ha fatto presente quanto il suo assistito fosse dispiaciuto per la scomparsa del Cavola, aggiungendo poi che “l’arresto non sia proporzionato a quanto avvenuto in maniera del tutto accidentale, quanto tragica”, chiedendo per l’imprenditore i domiciliari.
Nel caso in cui si dovesse procedere con l’estradizione, il processo si terrà in Scozia dove probabilmente l’imprenditore dovrà difendersi dall’accusa di omicidio. L’ordinamento Britannico sembrerebbe non prevedere l’omicidio colposo, tuttavia, in caso di condanna è previsto il diritto di scontare in Italia la pena stabilita. L’assistito di Cascella si è sempre detto totalmente disponibile a recarsi a processo per spiegare quanto accaduto, nonché profondamente segnato e dispiaciuto per il tragico evento.
Cascella ritiene che il suo assistito “sia vittima di un’ingiustizia del sistema”. Egli non intende sminuire la tragica morte del Cavola, tantomeno la sofferenza della famiglia e degli amici, tuttavia si dice “fiducioso che la Corte d’Appello di Roma accoglierà le richieste avanzate”.
Giorgia Gentili
