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La sala “Tersicore” si veste a festa nel nome dell’integrazione – Archivio La Torre Oggi

La sala “Tersicore” si veste a festa nel nome dell’integrazione

Scritto da:

Jacopo Zaccagnini

Pubblicato il:

BlogCultura, Eventi

La Caritas presenta con l’appoggio del Comune il progetto “Viaggiatori nel mondo”

di Jacopo Zaccagnini

Giovedì pomeriggio il Comune di Velletri si è reso protagonista di un bellissimo e commovente evento organizzato dalla Caritas Diocesana Velletri-Segni.
La sala Tersicore infatti, da sempre sede di importanti conferenze e dibattiti, ha ospitato l’evento “Viaggiatori nel mondo” completamente dedicato alle donne migranti del laboratorio di lingua “I Care” di cui la Caritas è fondatrice.

Un’istantanea di tutti i partecipanti all’evento


Un incontro informale tra culture diverse provenienti soprattutto da Marocco, Egitto, Libano e Tunisia. Una chiacchierata amichevole e non un ferreo convegno, così lo ha voluto presentare Emanuela Nanni responsabile del centro di ascolto della Caritas e “conduttrice” dell’evento.
Sono intervenuti per esprimere la loro vicinanza al progetto, la vicesindaca Giulia Ciafrei, il vescovo Mons. Stefano Russo e Don Cesare Chialastri insegnante presso il laboratorio “I Care”.


Tutti insieme hanno gridato a gran voce l’importanza di cambiare la nostra comunità, ritenuta troppo chiusa e poco vicina al dialogo tra culture.
Una comunità dove, secondo la vicesindaca, è ancora presente una forma di diffidenza verso chi viene da altri paesi, persone che al contrario dovrebbero essere ritenute cittadini e cittadine di Velletri.
Dello stesso avviso è il vescovo che ha sottolineato l’importanza della lingua, strumento fondamentale per l’interazione tra mondi diversi.


La diversità dell’altro spiega, può e deve rappresentare una ricchezza per riuscire finalmente ad abbattere quelle barriere che fanno si che lo scetticismo e la non conoscenza rendano difficile l’incontro.
L’ultimo in ordine di intervento è Don Cesare, che ha ricordato come anche dietro a discorsi grammaticalmente scorretti si nascondano storie meravigliose e in certi casi dolorose da raccontare.
Il nostro compito, prosegue, è quello di favorire il dialogo per entrare in un meccanismo di “dare-avere”, nella quale entrambe le comunità possano arricchirsi scoprendo l’uno le peculiarità dell’altro.
A pesare ancor di più è l’importanza del laboratorio e l’impatto positivo che esso ha sulle donne migranti, le cui storie raccontano l’eterna gratitudine verso l’Italia.
Kaadija Klaji, docente del laboratorio, ha letto la lettera di Roula scappata dalla guerra in Siria e rifugiatasi in Italia per dare un futuro ai suoi figli.
Centrale nella sua narrazione il ruolo della Caritas e del laboratorio che l’hanno aiutata nel percorso di inserimento nel nuovo paese.
“Grazie Italia” queste le parole commosse di Roula che finalmente ora può vedere i suoi figli andare tutte le mattine a scuole, lontani dall’orrore delle bombe.
Klaji inoltre ha spiegato come la sua associazione “Taika a.p.s” voglia innalzare il protagonismo delle donne nella società, spesso “dimenticate” durante convegni e presentazioni.
“Il logo della mia associazione rappresenta una donna che tiene un libro al contrario ed è dedicata a mia madre”, da sempre analfabeta ma capace di far studiare tutti i suoi figli e di farli laureare.
Tenero l’aneddoto che racconta come la mamma, seppur analfabeta, ascoltasse le lezioni ai figli percependo soltanto dallo sguardo e dalla sicurezza con la quale ripetevano quanto fossero preparati.
Un progetto quello del laboratorio “I Care” che parte dal basso e che pian piano sta crescendo accogliendo a braccia aperte tutte le donne migranti in cerca di aiuto.

Per ultima una ragazza colombiana in Italia da pochi giorni e decisa ad imparare in fretta l’italiano, anche a causa di un episodio non particolarmente piacevole in una posta. 
Un’ idea quella del laboratorio di cui non vorremmo mai smettere di parlare, dove l’accoglienza e l’aggregazione sono alla base.


“Viaggiatori nel mondo” è stato un evento veramente poliedrico, colorato dai costumi tradizionali, alimentato da musica, cibo e banchetti.
La speranza della vicesindaca Giulia Ciafrei è quella di organizzare altri incontri anche all’aperto, nelle piazze per coinvolgere più persone possibili e sensibilizzare la comunità di Velletri sul tema della relazione tra culture.