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“La boxe è un’opportunità per tutti, senza spazio per i pregiudizi” – Archivio La Torre Oggi

“La boxe è un’opportunità per tutti, senza spazio per i pregiudizi”

Scritto da:

Martina Angeloni

Pubblicato il:

BlogSport

Guido Vianello si racconta, dai primi colpi in una palestra popolare, alle Olimpiadi di Rio

Intervista svolta nella Palestra Popolare del Dopo Lavoro Ferroviario di Velletri

Venerdì 28 gennaio presso la Palestra Popolare del Dopolavoro Ferroviario il pugile professionista Guido Vianello ha tenuto uno stage con i ragazzi che si allenano lì. Guido, classe ‘94, combatte nella categoria dei pesi massimi ed è l’unico italiano con un contratto con la società americana Top Rank. Abbiamo deciso di intervistarlo per scavare nel suo passato di pugile: ci ha raccontato il suo percorso fin qui, cosa significa per lui il pugilato e quali consigli lascerebbe ai giovani che vogliono intraprendere una carriera nello sport.

Raccontaci del tuo primo approccio con questo sport.
“Io ero un tennista, ho un centro di tennis a Roma. Per andare agli allenamenti di tennis passavo ogni volta davanti un capannone come questo della palestra popolare, con scritto team boxe. Il mio occhio andava ogni giorno su questa scritta, ma io a quell’età non conoscevo nulla del pugilato, a parte i film di Rocky. A 15 però ero alto 1,93 e quindi ho pensato di poter sfruttare questa mia altezza. Ho deciso allora di entrare in questa palestra da solo (tutta la mia vita è stata fatta di azioni che io da solo ho voluto intraprendere). Quando sono entrato li ho trovato una palestra popolare con gli stessi mezzi che hanno oggi questi ragazzi qui, il maestro appena mi ha visto mi ha detto di iniziare da subito e da lì non ho mai smesso”.

Sei l’unico pugile italiano a combattere per la società americana Top Rank. Oltre ad essere un grande traguardo personale costituisce un esempio per tanti giovani pugili che vogliono far strada nel panorama internazionale. Cosa ha significato per te questo traguardo?

Non immaginavo di poter raggiungere questo obiettivo ma d’altronde quando ho iniziato questo percorso non immaginavo nessuno degli obiettivi che ho raggiunto. È stato solo un percorso composto da obiettivi raggiungibili. Se uno inizia la boxe non deve pensare a firmare con la Top Rank perché è un obiettivo irraggiungibile. Uno che inizia la boxe deve pensare a diventare il più forte della palesata, deve pensare a migliorare se stesso non deve guardare gli altri altrimenti ci si perde. Io quando ho iniziato ho pensato a vincere le regionali, l’ho fatto e ho fatto poi un passo in più, ho vinto i campionati italiani a 16 anni e da lì è diventato il mio lavoro. A 19 anni poi sono entrato nel corpo forestale come pugile (in Italia abbiamo la fortuna di avere i gruppi sportivi militari). Dopo che questo sport è diventato il mio lavoro ho pensato ‘ok ora voglio fare le olimpiadi’. Ci sono arrivato a 22 anni quando mi sono qualificato per le Olimpiadi di Rio. Questa esperienza ovviamente mi ha dato più opportunità. In Inghilterra poi ho conosciuto un manager che era interessato a me, dopo qualche mese mi ha presentato un contratto Top Rank dove c’era scritto tutto il mio futuro da lì a sette anni. Così a 24 anni ho salutato tutti, ho ringraziato tutti e mi sono trasferito a Los Angeles. Raggiunto questo obiettivo ho scoperto di avere un grande rimpianto, il fatto di non aver studiato inglese a scuola, quindi a tutti i ragazzi e le ragazze dico di studiare, impegnarsi, studiare l’inglese perché ad oggi è fondamentale”

Lo sport per tanti ragazzi e ragazze diventa alle volte anche un “rifugio dalla strada”. Soprattutto nelle piccole città spesso le palestre costituiscono uno dei pochi luoghi di incontro e socializzazione positivi per le giovani generazioni. Come pensi si possa fare per avvicinare più giovani allo sport?

“Io direi a questi ragazzi di non adagiarsi nella loro situazione, la vita è difficile però pensare sempre che non ci siano opportunità non ci porta da nessuna parte. Ai ragazzi che stanno in situazioni particolari dico di trovare una palestra vicino casa, perché la gente da opportunità. Questa palestra ad esempio è un opportunità per tutto il territorio circostante. Trovate la vostra strada, che non deve essere per forza il pugilato, concentratevi su quella, date tutto e non mollate”

Alle Olimpiadi di Tokyo Irma Testa ha vinto la prima medaglia nella storia del pugilato femminile italiano. Vediamo quindi come avanza il settore femminile in uno sport come il pugilato tradizionalmente etichettato come maschile. Cosa ne pensi?

“Penso che sia straordinario, se una ragazza sente l’impulso di provare questo sport lo deve fare. Il pugilato è per tutti.
Ci sono ancora pregiudizi riguardo l’ingresso delle donne in questo sport perché viene visto come uno sport violento, ma secondo me tutti possono provare e con l’allenamento e la giusta testa si possono raggiungere traguardi”

Qual è il consiglio che lasceresti ai giovani che vogliono intraprendere una carriera sportiva?

“Allenarsi tanto, non si può saltare la fase di allenamento. È dura ma non bisogna mollare, se hai un dolore si va avanti. Niente è facile in nessuno campo della vita. Alla prima difficoltà non si può pensare che sia troppo tosta altrimenti non si va da nessuna parte”

Cosa ha significato per te l’esperienza delle Olimpiadi?

“É stata l’esperienza più bella della mia vita, non solo ha arricchito il mio curriculum aprendomi altre porte, ma ha arricchito me stesso”

Martina Angeloni