Marāsma è Guglielmo Corvi, Francesco Fiorentino, Emanuele Ermacora, Giampiero Gratta e Giacomo Antenozio. Un progetto dalla forte impronta del buon cantautorato italiano, con testi mai banali e ben studiati, una voce calda e il giusto pizzico della sperimentazione musicale, al passo coi tempi. Marāsma è un piccolo seme nel panorama musicale che non vediamo l’ora di veder crescere forte e rigoglioso
Marāsma, nella definizione della Treccani riporta “Stato di grande disordine e decadenza di istituzioni sociali, politiche, situazione di grave incertezza e confusione e quindi prevalentemente di inattività del mondo economico”. Sembra tutto così attuale. Come avete vissuto il momento del lockdown e come vedete la ripresa?

Innanzitutto, il lockdown viene dopo un periodo davvero fortunato per noi. L’anno precedente avevamo avuto modo di collaborare con Levante, Ale Bavo e Valentina Farinaccio al Reset Festival di Torino, in cui abbiamo avuto modo di confrontarci con altri artisti affermati a livello nazionale come Niccolò Fabi, Dutch Nazari, Francesco Di Bella.
Il frutto di quella collaborazione è “Falene”, una canzone che in pochissimo tempo ha raggiunto numeri importantissimi e che ci ha permesso di farci conoscere anche fuori le mura di casa.

Il lockdown è arrivato in un momento in cui avevamo grandi progetti in ballo e che, come puoi immaginare, hanno subito una battuta d’arresto. Nonostante la nostra partecipazione a vari contest e festival online, raccolte fondi solidali ecc, sono stati mesi deprimenti e poco stimolanti dal punto di vista artistico e personale, tutto ciò ha lasciato un segno dentro di noi, ma la voglia di ricominciare era troppa e piano piano abbiamo cercato di riprendere da dove avevamo lasciato.
Crediamo nella ripresa, o meglio ce lo auguriamo, anche se sarà un processo molto lento. Moltissimi live club hanno chiuso, se già prima per un artista era difficile emergere adesso lo è ancora di più. La ripresa è fondamentale non solo per artisti e lavoratori dello spettacolo, ma anche e soprattutto per il pubblico, non dimentichiamoci del valore sociale di un concerto, di un festival, ma anche di una mostra o di un film visto al cinema.
Avete pubblicato un EP nel 2018 “Navigar per naufragare” e poi un susseguirsi di singoli. Progetti per il futuro, un album?
Nell’ultimo periodo abbiamo scritto tanto, proprio in queste settimane siamo in studio a registrare nuovi brani. Sicuramente uscirà ancora qualche singolo nei prossimi mesi. Album? Vedremo cosa succederà in futuro.
Avete partecipato al progetto “FumoFiori”, un album di soli artisti veliterni, con “Bianche spine”, raccontateci questa collaborazione.
La nostra partecipazione a “FumoFiori” nasce a giugno dopo un incontro con Alvaanq, un artista che conoscevamo e stimavamo moltissimo. Ci ha spiegato il progetto e da subito si è creata un’atmosfera stimolante. Il giorno dopo eravamo già in studio a scrivere il brano insieme a Kami Lion, col quale tra l’altro avevamo collaborato poche settimane prima per il singolo “Biochetasi”.
Collocarci in un contesto del genere rappresentava una sfida: inserire il nostro mood e la nostra musica indie pop all’interno di un album principalmente rap/trap/hip hop senza essere fuori luogo.
“Bianche spine” è il risultato di questa collaborazione. Un inno alla malinconia, alle insicurezze e alla voglia di scomparire che, ora più che mai, interessano la nostra generazione.
Pensate ad altre collaborazioni?
Perché no? Collaborare con Kami Lion e tutta la crew di FumoFiori ci è piaciuto molto.
Mescolare la nostra esperienza ed il nostro stile a quello di altri artisti non può che essere uno stimolo ed un’occasione di crescita.
Sofia Bucci
