La Biennale MarteLive è un format artistico multidisciplinare nato nella capitale nel 2001, dove si fondono nella stessa serata tutte le arti, dalla musica, al teatro, alla letteratura. Alessia ha partecipato con tre racconti: “Periodo Ipotetico”, “Il ritorno” e “Mia madre ha le mosche”, collegati da un unico fil rouge che lei ha definito come “il nero sotto le unghie, come la terra e come l’amore”.
Alessia Murgi, filologa, insegnante classe 1990, è finalista nella sezione “Letteratura” del premio Biennale MarteLive 2022 e rappresenterà il Lazio nella finalissima, nell’ottobre 2022. La serata si è svolta il 15 dicembre presso il Planet a Roma. La Biennale MarteLive è un format artistico multidisciplinare nato nella capitale nel 2001, dove si fondono nella stessa serata tutte le arti, dalla musica, al teatro, alla letteratura. Alessia ha partecipato con tre racconti: “Periodo Ipotetico”, “Il ritorno” e “Mia madre ha le mosche”, collegati da un unico fil rouge che lei ha definito come “il nero sotto le unghie, come la terra e come l’amore”. Ciò che ne rimane scavando a fondo, fuori e dentro di noi. Un richiamo alle radici, citando l’autrice, “che se forti, ti tirano indietro per mostrarti che senso ha il ritorno.” Alessia che, dopo anni in cui ha vissuto sia in Argentina, dove ha lavorato come insegnante di italiano presso la “Società Dante Alighieri” di Mar del Plata (Buenos Aires), ora vive a Barcellona, dove ha conseguito un Master di secondo livello in Didattica delle lingue straniere.
Italo Calvino diceva “Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che poi venga scoperto”. Cos’è scrivere per te?
Dietro all’elmetto del Cavaliere Inesistente, chissà quanti dei suoi volti, nascosti, Calvino tentò di non celare. Se per lui scrivere è, in un certo senso, essere scoperti, per me significa scoprire. Hai presente quando devi usare il nastro adesivo ma non trovi mai il margine del principio. Cerchi cerchi cerchi, lo sfiori con il polpastrello, lo ruoti tra le mani, fai uno e più giri, sicuro che lì, da qualche parte, ci deve pur essere il punto d’inizio. Ad un certo punto, inaspettatamente, lo trovi e lo sollevi con sollievo. Ecco, scrivere è cercare con le dita, grattare da tutte le parti, osservare fino a trovare il principio dal quale srotolare via tutte le verità nascoste nel tuo nastro registrato.
Hai presentato tre racconti brevi, qual è la forma di scrittura che ami di più?
Quando poi, finalmente, trovi il principio, sarà la natura di ciò che vuoi raccontare a suggerirti come farlo. A volte si esaurisce nel giro di una frase, altre inizia a saltellare nei quadrati di una rima, altre ancora ti inizia a parlare di personaggi, di ambienti, di sensazioni. In quest’ultimo caso tu devi concedere la tua penna e la tua pazienza alla storia, attendendo che tutto taccia. Dunque, non sono affezionata ad un genere di scrittura. Lascio che sia lui ad affezionarsi a me.
Rappresentare il Lazio, partendo dalla provincia, è una grandissima soddisfazione. Cosa ci aspetterà dopo la Finalissima della Biennale MarteLive 2022? Cosa c’è in cantiere?
La cosa certa è che rappresenterò il Lazio nella finalissima nazionale che avverrà ad ottobre 2022 a Roma. I premi in palio sono tantissimi: pubblicazioni, interviste, editing gratuiti, presentazioni, letture in libreria etc. Il MarteLive è una cassa di risonanza importante per chi, come me, ha come sogno nel cassetto quello di svuotarlo del suo contenuto per lasciare che si riempia di nuovo.
Le radici sono fondamentali, se dovessi descrivere Velletri, paragonandolo ad un romanzo?
Velletri è la mia Angelica e io il suo Orlando Furioso. Vago, combattendo, un po’ folle e un po’ no, alla ricerca di nuove avventure per poi ritrovarla, insieme al senno, in questo errare circolare. Il nodo si chiude sempre e io lì ritorno. Tipo Enea, tipo Ulisse.
Sofia Bucci
