
Si è concluso il ciclo triennale della mostra Fairies, ideata nel 2020 da Italo Bargantini alla Romberg Arte Contemporanea, in cui sono esposte le opere di Vincenzo Pennacchi, noto artista veliterno che con questa unica mostra scende nel profondo dell’animo umano toccandone le contraddizioni, i drammi e la potente vitalità.
Tanti i temi trattati dalle opere che quest’anno, nella mostra dal nome “(in)sanabili”, portano a termine un viaggio nel magico mondo dei fairies, millenarie creature del folklore mondiale che, tramite l’operato dell’artista veggente, si sono palesate ai nostri occhi mostrandoci l’importanza del dolore e della sofferenza, tratti umani che vanno prima affrontati, guardati negli occhi, per poter essere poi sanati.

Proprio questo il tema della prima tappa, la caverna degli insanabili. Queste figure sono il simbolo del dolore collettivo, drappi di tela esposti in una grotta che per più di tre anni sono stati alla mercé delle intemperie, al male di un periodo fatto di guerra e pandemia, sino a mostrarsi in tutta la loro bruttezza che allo stesso tempo, dopo un’attenta selezione dei pezzi di tela, si è fatta terreno fertile della loro bellezza estetica e simbolica, li appesi in delle teche di plexiglas nelle profondità della terra dove si fanno specchio della fragilità umana in un estremo tentativo di comprenderla.
Insomma, un’esperienza catartica che tramite il potere dell’inquietudine smuove tante domande nell’animo di chi osserva.

Dopo di che la visita, magistralmente guidata da Lorenzo Pennacchi che passo dopo passo ha spiegato il significato dell’intero operato al pubblico, è proseguita nella splendida cornice dell’atelier Pennacchi dove, una volta varcata la soglia del giardino, è quasi sembrato di entrare in un ambiente lontano e vago circondato da sculture, opere di vario genere ed esposizioni fisse, tutte quante specchio di quella realtà magica che forse cominciamo a scorgere.

Uscendo dalla grotta abbiamo già in parte risolto tante contraddizioni della nostra essenza e possiamo approcciare diversamente al mondo esterno e a quello di Tat’elen dove vivono i fairies. Ciò attraverso l’esposizione di numerosi quadri e tele di grandi dimensioni che mostrano le varie vicissitudini della popolazione fairiesiana, tra epica, riti funebri e quotidianità. E possiamo quindi osservare tutto ciò con occhio cinico ma amico notando i cambiamenti che anche questo mondo segreto ha affrontato tra dolore, funerali, nuovi eroi e sovrani.

Un cammino insomma che dal buio ci porta alla luce della speranza, al bello. Un viaggio eterno e ciclico in cui abbiamo superato il dolore senza mai averlo soppresso ma avendolo sempre affrontato come prima di noi il grande cavaliere fairies Mr. Tantritok.
Invito finale dell’artista è quello di vivere dunque al meglio cercando sempre la bellezza in un mondo fatto di bruttezza e dolore e scontro.
Gabriele Romagnoli
