Lunedì 12 settembre l’udienza presso il Tribunale di Velletri per il caso della piccola Lavinia Montebove.
“Sembrava quasi una busta dell’immondizia” – queste le dichiarazioni della investitrice Chiara Colonnelli, che hanno lasciato di ghiaccio i presenti in aula. La maestra Francesca Rocca, imputata per abbandono di minore, non si presenta. Sarà ascoltata nell’udienza del 26 settembre
Delle due imputate, Chiara Colonnelli e la maestra Francesca Rocca, si è presentata solo la prima poiché, come ha spiegato il loro avvocato Anna Scifoni, la Rocca a causa di un malore improvviso si era recata al pronto soccorso.
L’udienza è quindi proseguita con l’esame dell’imputata Chiara Colonnelli, la mamma che ha investito Lavinia quel 7 agosto 2018.

Attraverso le domande del pm Giovanni Taglialatela, si è cercato di ricostruire quanto accaduto quel giorno. La Colonnelli ha raccontato di essersi recata all’asilo tra le 9.40 e le 9.50, come era solita fare, per lasciare sua figlia, che nel 2018 aveva cinque anni. Prima di proseguire il racconto il pm Taglialatela ha chiesto all’imputata chi si trovasse solitamente nella struttura e come avveniva la consegna del minore, domande a cui la Colonnelli ha risposto spiegando che solitamente c’era Francesca Rocca e un’altra maestra e che, dopo aver parcheggiato, il minore veniva accompagnato dai genitori fino alla porta d’ingresso della struttura dove veniva lasciato alla maestra.

L’imputata ha poi proseguito il suo racconto: “Quel giorno appunto stavo accompagnando mia figlia, con la BMW che ero solita guidare e che era intestata al mio compagno – e cugino di Francesca Rocca – Nella manovra di svolta per entrare nel cancello ho sentito la siepe, che si trova prima dell’entrata, strusciare sulla mia auto. Ho capito di aver fatto la manovra un po’ troppo stretta ma non me ne sono preoccupata poiché era successo altre volte. Una volta entrata nel cancello ho parcheggiato la macchina e dal vetro ho iniziato a intravedere qualcosa, un fagotto rosa che, inizialmente, da lontano, mi sembrava quasi una busta dell’immondizia. Ho deciso però di avvicinarmi per controllare, ho lasciato mia figlia in macchina e ho iniziato a camminare verso quel fagotto rosa. Arrivata li davanti ho capito che era una bambina ed ho iniziato subito a gridare aiuto, mentre mi dirigevo correndo verso l’ingresso dell’asilo”.

La Colonnelli ha affermato di non aver sentito né gemiti né sobbalzi mentre entrava nel cancello della struttura con l’auto, stessa dichiarazione rilasciata alla polizia quattro anni fa. L’imputata ha inoltre dichiarato che quando si è avvicinata alla bambina, quest’ultima era in posizione fetale, non era sporca, non aveva lividi nè era tumefatta, non c’era sangue, ad eccezione di una piccola macchia sul nasino della bimba.
Dal racconto della Colonnelli emergono due informazioni importanti: la bambina era sola e il cancelletto che si trovava prima del portone d’ingresso alla struttura era aperto.
Chiara Colonnelli continua a raccontare: “Sono corsa verso l’ingresso chiamando aiuto, ho sorpassato il cancelletto aperto ma arrivata davanti alla porta d’ingresso non ricordo se questa fosse aperta o meno. Ricordo di aver chiamato la maestra Rocca e che insieme siamo corse fuori. La maestra ha preso Lavinia e siamo salite in macchina, io alla guida e la maestra alla mia destra con in braccio la bambina. Siamo corse verso l’ospedale, ci ho impiegato circa 6/7 minuti non di più e mentre guidavo chiedevo continuamente alla maestra se Lavinia respirasse ancora”
Dalla deposizione dell’imputata Chiara Colonnelli emerge che la piccola era sola nel parcheggio quel 7 agosto del 2018 e che il cancelletto prima della porta d’ingresso era aperto. “Ho visto un fagotto rosa. Mi sono avvicinata ed era la bambina – Ho pensato di averla investita e sono corsa all’interno per chiamare aiuto”
L’avvocato dei genitori di Lavinia, Cristina Spagnolo, ha poi chiesto all’imputata cosa fosse successo in macchina mentre si dirigevano verso l’ospedale, se Lavinia avesse perso sangue, se lei o Francesca Rocca avessero fatto delle chiamate nel mentre o se avessero parlato di quanto accaduto. Alle domande dell’avvocato Chiara Colonnelli ha risposto affermando che non c’erano state perdite di sangue in auto e che l’unica chiamata che aveva effettuato nel tragitto l’aveva fatta poco prima di arrivare al pronto soccorso per contattare i propri genitori.
Successivamente dal telefono della Colonnelli sono partite alcune chiamate con conversazione tra le 10 e le 10.17 verso il numero di Lara Liotta, mamma di Lavinia, come dimostrano i tabulati deposti dall’avvocato Spagnolo. L’imputata ha spiegato che una volta arrivate al pronto soccorso lei e la maestra si sono separate, la maestra è entrata con Lavinia e la Colonnelli le ha lasciato il suo telefono, che verrà poi sequestrato poco dopo dalla polizia per le indagini.
Lara, al termine dell’udienza: “Era quello che ci aspettavamo. Che la maestra non si presentasse e che l’investitrice dicesse ciò che ha detto”
Durante l’esame dell’imputata, il pm Taglialatela le ha chiesto se dopo quel giorno avesse più incontrato i genitori di Lavinia, fatto su cui si sono soffermate anche le domande dell’avvocato della difesa Anna Scifoni. La Colonnelli ha affermato di aver incontrato Massimo Montebove e Lara Liotta circa 15/20 giorni dopo l’accaduto, nelle vicinanze della sua abitazione, nel parchetto sotto casa sua in cui era solita fermarsi per ber un caffè prima di andare a lavoro. Quel giorno Chiara Colonnelli afferma di aver parlato solo con il papà di Lavinia. Massimo Montebove ha dichiarato che la Colonnelli le avrebbe detto che quel giorno insieme a Lavinia nel parcheggio c’era un’altra bambina, la più grande del gruppo, aveva circa 8 anni nel 2018, ma comunque minorenne. In aula invece durante la sua deposizione, l’imputata ha affermato che non ci fosse nessuno e che non aveva mai detto, durante quella conversazione con il papà di Lavinia, che ci fosse un altro bambino quel giorno. L’avvocato Anna Scifoni ha anche chiesto se la bambina indossasse o meno la scarpette e in che posizione si trovasse il suo corpo. Chiara Colonnelli ha risposto che non ricorda il dettaglio delle scarpe ma ha affermato che la bimba si trovava con la testolina rivolta verso la scuola e con i piedi verso il parcheggio.
Anche la giudice Eleonora Panzironi ha posto una domanda all’imputata chiedendo cosa si fossero dette lei e la maestra Rocca in quel momento. La Colonnelli ha affermato che una volta arrivata alla porta d’ingresso ha solo urlato “vieni, vieni, corri”, che nel momento in cui si sono avvicinate alla bambina non ricorda cosa si siano dette, ricorda che sono salite di corsa in auto e che nel tragitto verso l’ospedale le uniche parole scambiate erano per accertarsi che la bimba respirasse ancora.
La giudice Panzironi ha fissato la prossima udienza a lunedì 26 settembre alle ore 15.00, in cui si procederà all’esame di Francesca Rocca, imputata per abbandono di minore.
Martina Angeloni
