Terzo disco solista del chitarrista e polistrumentista

“Fallen”, uscito nel gennaio 2021, è l’ultimo lavoro discografico di Corrado Maria De Santis, chitarrista e polistrumentista. Terzo disco solista, composto da cinque brani strumentali. Un viaggio musicale ispirato al poema letterario “Il Paradiso Perduto” di John Milton, che narra la caduta dell’uomo dalla tentazione di Adamo ed Eva alla cacciata del Giardino dell’Eden. Il parallelismo col poema epico è appunto la caduta nell’ombra, l’oscurità e al tempo stesso la ricerca di quel Paradiso, di quella luce, che ognuno possiede. Come cantavano gli Smiths “There’s a light that never goes out” (c’è sempre una luce che non si spegne mai), Corrado ci accompagna in questo viaggio sonoro alla ricerca di quella luce interiore, che sta lì a ricordarci che nemmeno il buio più nero può spegnerci.
“Fallen”, il tuo ultimo lavoro discografico, è completamente strumentale. In una società dove siamo continuamente invasi e sopraffatti da parole, lasci “parlare” soltanto la Musica. Parlaci di questo aspetto.
““Fallen” è stato pubblicato all’inizio del 2021 e dopo qualche mese l’etichetta tedesca Midira Records ha fatto uscire l’album “A Year Without Summer”. Ho avuto la possibilità di elaborare e fissare molte idee durante questo periodo, un lavoro che è quindi confluito in queste due pubblicazioni e una terza che è in attesa di uscire sempre per Midira, label specializzata in musica ambient, drone, guitarsounds e dark jazz”.
“Fallen” è un viaggio in cui ci accompagni passo dopo passo. L’hai, difatti, realizzato tra l’Irlanda e Roma. Raccontaci la genesi di questo EP.
“Ho trascorso l’estate dello scorso anno in Irlanda con la mia famiglia. Avevo con me una chitarra e dell’attrezzatura musicale. Quindi è stato facile fare un po’ di musica anche lì. Siamo stati a casa della nonna di Sonia, la mia compagna. C’era un salotto con una finestra davvero magica che dava sul giardino, la stanza ideale dove poter immaginare e costruire i miei suoni. Sono stato fortunato ad avere questo. Sonia Wickham è irlandese, mi ha aiutato con gran parte delle copertine dei miei album, ma soprattutto lei è un’artista straordinaria. Durante le nostre giornate, condividiamo costantemente idee sull’arte, la musica o qualsiasi altra cosa”.
Hai pubblicato questo lavoro, oltre che in digitale, soltanto in formato musicassetta. Un ricordo nostalgico, ma materico. Come mai questa scelta?
“Ai tempi del Liceo, uscendo da scuola, mi fermavo spesso a comprare musica in formato musicassette, solo successivamente è arrivato il cd. A casa dei miei genitori ci sono ancora scaffali pieni di cassette, originali o duplicate. Ho avuto un Commodore 64 e anche lì dovevi caricare i videogiochi sempre da cassetta. Ero solito maneggiare questi nastri magnetici che col tempo si deterioravano e davano agli ascolti quel rumore di fondo in più che in qualche modo arricchiva e diventava parte di quegli ascolti stessi. Trovo possa essere un formato ideale per la mia musica, soprattutto per “Fallen””.
“Fallen”, letteralmente tradotto in “Caduta”, è ispirato al poema di John Milton “Il Paradiso Perduto”. La caduta dell’uomo e l’oscurità dell’ombra. Un vero e proprio viaggio non solo letterario ma visionario. Hai mai pensato a questo lavoro come una colonna sonora, una sonorizzazione di un film, magari muto?
“Certamente, potrebbe essere affascinante l’idea di una sonorizzazione. Adoro questo tipo di esperienze e in particolare la possibilità di creare attrazione tra diverse espressioni artistiche. Solitamente mi siedo alla scrivania con la mia chitarra, pedali e computer. Inizio a seguire un mood e a registrare materiale. Così è stato anche per Fallen e la sua dimensione sonora che in seguito ho tentato di ripercorrere attraverso il magnifico poema di Milton. La letteratura che accompagna i miei lavori aiuta a ritrovare il momento dal quale sono partito, quasi possa rivelare la porta d’accesso a quel sentimento originario. Ma non posso considerarla propriamente d’ispirazione, quanto invece una sorta di introduzione al viaggio, all’ascolto“.
Cinque brani, cinque sensi, cinque dita di una mano, cinque i protagonisti de “Il Paradiso Perduto”, è appunto un viaggio iniziatico per ritrovare “Il Paradiso che ognuno ha dentro di sé”?
“La caduta può rappresentare qualcosa di apocalittico per coloro che hanno avuto un interesse nel mantenere istituzioni, anche metafisiche, o gerarchie. Quindi pensavo a qualcosa che prima fosse esistito e ora non c’è più, all’idea di svanire nell’incertezza, quel passaggio dove diventa difficile riconoscere sé stessi e tutto ciò che ci circonda. È forse solo in quel momento che possiamo realizzare che l’unica cosa di cui abbiamo veramente necessità è di andare avanti e procedere oltre con il nostro viaggio. Un cammino incerto e solitario, fatto di memorie perdute, ma anche di un anelito alla libertà e alla scoperta della bellezza della vita e del mondo. Ad ogni modo, non credo che la mia musica abbia bisogno di questo tipo di spiegazioni, mi sento come se le stessi ponendo dei limiti”.
LINK ASCOLTO “Fallen”: https://corradomariadesantis.bandcamp.com/album/fallen
Sofia Bucci
Corrado Maria De Santis è un chitarrista, diplomato presso il Dipartimento Jazz del Conservatorio di Santa Cecilia a Roma, ed è uno di quei chitarristi che attraverso la pratica improvvisativa e la sperimentazione, è riuscito progressivamente a concepire una più vasta e interessante ricerca sonora (experimental, drone, ambient). Pubblicazioni all’attivo Noises around the corner, 2019, A dark mist, 2020, Fallen, 2021. Ha suonato, tra i tanti progetti, negli Sprained Cookies, Cappello A Cilindro, Eva Mon Amour, Cruel Miracles.
