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Coronavirus: tra Didattica a distanza (DaD) e in presenza – Archivio La Torre Oggi

Coronavirus: tra Didattica a distanza (DaD) e in presenza

Scritto da:

Redazione

Pubblicato il:

BlogPrimo Piano, Tecnologia

Il Coronavirus è diventato ormai l’antagonista principale del mondo, da ormai otto mesi è entrato a far parte della nostra routine quotidiana. Abbiamo cambiato quindi le nostre abitudini, rispettando rigorosamente le limitazioni imposte, rispettando le “nuove” regole  e limitando in particolar modo i contatti fisici con le altre persone. Questo nemico invisibile ha però messo in ginocchio la nostra nazione, in tutti i suoi settori. Fra questi spicca la Scuola, uno degli argomenti più diffusi negl’ultimi mesi.

Tutto inizia il 4 Marzo quando con un decreto il premier Giuseppe Conte ordina la sospensione delle attività didattiche, vista la crescente curva dei contagi. A quel punto, non potendo frequentare in presenza le lezioni, gli istituti scolastici, dalle scuole elementari fino alle superiori, hanno intrapreso la via della Didattica a distanza (DaD). Grazie ad alcune piattaforme come Weschool, Google Suite, ecc… è stato possibile proseguire le lezioni in modo alternativo. E’ stato possibile svolgere interrogazioni, compiti in classe e determinati tipi di attività didattiche che i docenti erano impossibilitati nello svolgere a scuola. Per l’occasione sono state variate persino le modalità di svolgimento dell’esame, che prevedeva soltanto lo svolgimento della prova orale, dove si poteva conseguire un massimo di quaranta punti, più cinque di bonus secondo alcune condizioni, mentre fino a sessanta punti erano conseguibili secondo i crediti ricevuti durante il triennio.

Per il normale svolgimento dell’anno scolastico 2020/2021 sono state imposte varie limitazioni che, oltre a quelle presenti nel decreto ministeriali, sono state affiancate da altre disposizioni diverse a seconda del singolo plesso scolastico, che variano a seconda per esempio dall’affluenza di docenti e alunni, dov’è situata la scuola ecc.. per ostacolare la diffusione del virus. Per permettere ciò, lo Stato ha investito in materiale per evitare la diffusione del virus (mascherine, disinfettanti) e in mobilia scolastica per permettere il distanziamento e il normale svolgimento delle lezioni (banchi singoli, sedie, banchi con le rotelle). Ma è stato realmente corretto investire in questa maniera? Investire nel periodo precedente alla ripresa della scuola in piattaforme per seguire correttamente la Didattica a distanza come se si frequentasse la lezione in presenza, soprattutto in caso di un ipotetico nuovo lockdown. Investire in questa maniera avrebbe permesso soprattutto, immedesimandosi nell’ultima ipotesi fatta, di poter proseguire lo svolgimento della attività didattiche e non frequentando in presenza la scuola, di evitare di diffondere il virus e interrompere le lezioni anche per un semplice sospetto. Viste infatti le disposizioni ministeriali, un alunno avente una semplice influenza stagionale o un semplice raffreddore, visto anche l’avvicinarsi dell’inverno, costringerebbe un’intera classe allo stop delle attività didattiche. Va considerato anche che, se si optasse per questa soluzione, ovvero l’impiego esclusivo della DaD, si ridurrebbero di gran lunga le interazioni sociali dei bambini e degli adolescenti che a quest’età sono importantissime e che, con l’aumento dell’uso dei social network e degli smartphone, si stanno già via via perdendo.