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“Centoventisette gradini a Parigi”, il romanzo d’esordio di Roberto Candidi – Archivio La Torre Oggi

“Centoventisette gradini a Parigi”, il romanzo d’esordio di Roberto Candidi

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Redazione

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BlogCultura, Eventi

L’intervista dopo l’uscita del libro

“Centoventisette gradini a Parigi”, pubblicato da Efesto Edizioni, è il romanzo d’esordio di Roberto Candidi, Lariano, classe 1987. Uscito lo scorso 14 gennaio in tutte le librerie, racconta l’esperienza autobiografica del protagonista “Bob”, che lascia la terra natìa per la capitale francese, in cerca di fortuna in ambito musicale. Un’immersione completa nella Parigi bohémien tra locali, vino, sesso e blues, storie che s’intrecciano in tre atti narrativi nell’augurio di vivere appieno delle proprie potenzialità e la propria vita, assaporandone ogni momento.

Da un piccolo paese di provincia alla metropoli, raccontaci la genesi di questo romanzo.

La genesi del romanzo coincide con quella del protagonista del libro, Bob. Bob può essere chiunque, può essere uno dei tanti giovani che negli ultimi anni sono andati via dai loro paesi di provincia per cercare di dare una possibilità al proprio futuro. Nel caso specifico di Bob, lui vuole fare il musicista e Parigi fa da sfondo a questa trasformazione. Il libro si divide in tre grandi capitoli. Il primo prende il nome di “stupore” racconta l’arrivo di Bob nella Ville Lumière. Il primo lavoro, il primo appartamento, le prime difficoltà con la lingua e le incertezze iniziali vengono addolcite dallo “stupore” per la magnificenza della città. I bistrot, Montmartre, i bastioni della Senna, gli artisti di strada, la prospettiva ampia di possibilità che offre quella città insieme alle ragazze francesi affascinanti e disinibite inducono il protagonista del romanzo a non desistere e continuare il suo cammino. Il secondo capitolo “Presa di coscienza” è la fase dove il protagonista inizia a capire i meccanismi della città, riesce a imbastire le prime conversazioni in francese, a muoversi con più padronanza, riuscendo così a focalizzare meglio le decisioni da prendere per raggiungere il suo obiettivo. L’ultimo capitolo si intitola “Delirio”, un concentrato di passione, musica, sesso, blues, fumo e alcol, in poche parole, una vita in pieno stile bohémien. Il libro si conclude con l’ennesima decisione da prendere, l’ennesimo dubbio da dissipare.

“Centoventisette gradini a Parigi”, romanzo di formazione, un invito a seguire le proprie passioni e istinti. C’è un messaggio che vuoi lanciare alle generazioni future?

Combattete la battaglia per acciuffare i vostri sogni. Longanesi diceva “vissero infelici perché costava di meno” e in questa frase c’è la sintesi perfetta di come ci muoviamo nella nostra vita. Non osiamo, non sperimentiamo, non siamo curiosi, perché costa tanta fatica e spesso l’impresa ci sembra troppo onerosa. La felicità, il coraggio, costano carissime ma sono anche le cose più belle che possiamo avere nella nostra vita. Credo che della nostra esistenza ci ricorderemo dei nostri magnifici naufragi, avvenuti perché abbiamo avuto il coraggio di prendere il largo e lasciare almeno una volta la terra ferma. Non ci ricorderemo degli anni passati tutti uguali a fare sempre la stessa cosa. Tra i venti e trent’anni si vive la piena esplosione di idee, passione, inventiva, forza fisica. Perché sprecarli a casa con mamma e papà?

La copertina che vede raffigurata la Torre Eiffel, una donna, il vino e la chitarra, racchiude in un tratto i cardini del romanzo. Una Parigi bohémien, in locali pieni di fumo, vengono in mente tantissimi riferimenti letterari. A chi e cosa ti sei ispirato?

La copertina è la sintesi di quello che ho vissuto a Parigi, anzi scusa, quello che Bob ha vissuto. È stato un chitarrista, che andava in giro per locali a suonare, incontrare ragazze e bere alla salute della vita. C’è da dire però che questa vita è vero, è stata in parte condizionata anche dalla voglia di emulare gli artisti dei “ruggenti anni venti”: Hemingway, Modigliani, Fitzgerald, Picasso, Henry Miller sono soltanto alcuni di questi. 

La tua vita è piena di musica, la colonna sonora per questo libro? 

Questa è una bellissima domanda, anche se mi risulta difficile trovare una sola colonna sonora per questo romanzo, diciamo che possiamo senza dubbio dire che il Blues è il “fil rouge” che lega tutto il libro. Se vogliamo lasciare i lettori con una canzone da ascoltare però, magari in sottofondo mentre leggono il romanzo, direi “Paris Texas” di Ry Cooder.

Sofia Bucci