A causa della diffusione del Covid-19
Un settore decisamente in difficoltà quello dell’intrattenimento dal vivo. Per ovvi motivi, l’essere spettatore consegue un rischio molto alto, stando alle ultime relazioni sui contagi, asintomatici e terapie intensive, si prospetta ancora un periodo di chiusura per cinema e teatro. Tuttavia, essere imprenditori in questo settore ha conseguenze anche molto più rischiose, perché consegue certamente la mancanza di reddito e di produzione di contenuti. È un rischio concreto, questo, perché ha origine da una decisione statale presa nel rispetto della salute, ma purtroppo, come già ad ottobre osservammo con i direttori dei cinema e teatri, volta le spalle all’economia dell’individuo. Allora, le dichiarazioni del settore si riassumevano in una immagine chiara, su migliaia di visitatori e spettatori un solo contagiato. Mentre in altri settori si distribuiva il virus gratuitamente, le sale erano concentrate al massimo per evitare di “sgarrare” e rischiare una seconda chiusura, questa volta, fatale. Nonostante i dati, i primi a chiudere furono proprio loro. Ad oggi, il bilancio è dei peggiori. Suggestivi e commoventi il Wiener Staatsoper (il più celebre teatro di Vienna) e il teatro La Fenice di Venezia senza pubblico. Riecheggiano le parole del Direttore Riccardo Muti, alla sua sesta volta dinnanzi alla Wiener Philharmoniker per il concerto di capodanno: “la musica è più di un intrattenimento, è una missione per rendere la società migliore”. Una domanda sorge spontanea: Lo Stato c’è? Il ministro Franceschini twitta e ritwitta, “Stanziati 11 miliardi di euro per turismo e cultura”; “Il primo mio decreto del 2021 aumenta di 50 mln di euro il Fondo unico dello spettacolo”.
Ecco cosa interessa il settore sopracitato.
• 125 milioni di euro aggiuntivi nel 2020 per investimenti nel cinema e audiovisivo con il potenziamento del Tax credit produzione e distribuzione
cinematografica.
• 110 milioni di euro per sostenere le sale cinematografiche: contributi a fondo perduto e ristori parametrati ai mancati incassi da biglietteria dovuti
alle misure di contenimento della pandemia.
• 252 milioni di euro a sostegno dei lavoratori autonomi e intermittenti del mondo della cultura e dello spettacolo che hanno ricevuto un’indennità speciale di 600 euro nel mese di marzo, successivamente elevata a 1.000 euro.
• 20 milioni di euro per sostenere attori, artisti e maestranze iscritti al Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo, scritturati per lo svolgimento di spettacoli non andati in scena tra il 23 febbraio e il 31 dicembre 2020.
“Di non solo pane vivrà l’uomo”, ecco perché ci auguriamo un ripristino del settore artistico-culturale, nel rispetto delle normative anti-covid che, come dimostrato, funzionano. Inoltre, un occhio critico al favoreggiamento delle piattaforme streaming che, ad onor’ del vero hanno tenuto compagnia in questi mesi di permanenza a casa, ma che getta le basi per una dittatura del webentertainment da limitare assolutamente. Come è noto, da luglio 2020 è stata annunciato il progetto del Ministro Franceschini di creare una piattaforma streaming a pagamento: “La Netflix della cultura italiana”. Ci si chiede come mai non si sia appoggiato alla Rai, che di piattaforma ne possiede già una, “Raiplay”, ben fornita e gratuita; ma abbia preferito creare con Cassa Depositi e Prestiti e Chili Spa (con il bilancio in perdita da quattro anni), un fondo di 39 milioni da destinarsi alla causa. È quindi la morte dei Cinema e Teatri? Non lo sappiamo.
Il responsabile del Cinema Augustus di Velletri è stato chiaro: “È impensabile riaprire i cinema in primavera, per rientrare in pieno regime aspetteremo fino a settembre. Nel frattempo ci siano aiuti. Lo Stato ci supporti come promesso, altrimenti a riaprire sarà la metà dei cinema”.
Ascenzio Maria La Rocca
