Augusto ‘AKU’ Pallocca (Velletri, 13 Febbraio 1982). Sassofonista, insegnante, compositore, giornalista musicale, rapper. Ha all’attivo le seguenti pubblicazioni Stradivari (1998) Homiez and money – the album (2011), l’album Catene (2021), prodotto da La Grande Onda, quattro EP, un mixtape e una lunga serie di singoli con artisti della scena rap e cantautorale italiana: Kenzie, El Domino, Moonloverz, Morbo, Valentina Polinori, Valentina Lupi, Lo Spinoso, iL dOnO. ll progetto Aku nasce ufficialmente nel 2012. Come sassofonista è presente nelle opere di Ghemon, Kiave, Squarta, ATPC e fino al 2008 suona con i Cappello a Cilindro, band con la quale incide due dischi. Diplomato al Corso Sperimentale di Jazz e secondo alto della Big Band del Conservatorio di Frosinone, sassofonista dell’orchestra del Tip Tap Show al Sistina (2010), nel 2011 entra a far parte del quintetto del trombettista svizzero Olivier Berney. Tra il 2008 e il 2010 cura la direzione artistica di Jazzteagarden e Sometimes in Winter, due rassegne jazzistiche organizzate presso l’Antico Casale di Colle Ionci a Velletri.

Catene è l’ultimo album di AKU, uscito nel Settembre 2021, Una produzione La Grande Onda, etichetta storica del rap capitanata da Piotta. Dodici brani che, come il titolo suggerisce, compongono dodici anelli concatenati tra loro a formare una catena, che può esser collana o guinzaglio. Un album senza censure, diretto come una carezza o uno schiaffo in faccia. Una rappresentazione dei nostri giorni, un mosaico perfetto di questa società odierna.
AKU ha il compito di raccontarcela senza fronzoli e ce ne regala un quadro perfetto. Un disco per chi non ha paura della realtà e del suo lato oscuro.
Il titolo del tuo ultimo lavoro discografico è “Catene”, cos’è che ti e ci tiene legati oggi?
“Il periodo storico non è di certo favorevole in quanto a libertà personali e sociali, ma le catene a cui mi riferisco nel disco sono anche i legami che ci stringono, nel bene e nel male, alla nostra terra d’origine, alle nostre famiglie, alle persone a cui vogliamo bene. Nel brano Catena dico: L’amore è colomba, ma a volte è catena, penso che sintetizzi bene questa dualità“.
Nei tuoi brani c’è tanta vita quotidiana raccontata, vita che accade intorno e dentro, tante radici ma anche denunce. Qual è il ruolo della musica per te? Quanto influiscono le tue radici?
“Le mie radici influiscono tantissimo. Il rap, nonostante tutto lo star system che è fiorito in questi anni, deve secondo me nascere e partire dalla strada e dalla propria zona, rappresentando poesia e paradossi della vita quotidiana. In quest’ultimo periodo cerco più l’osservazione che la denuncia, ma è inevitabile che il mio punto di vista traspare sempre nei brani che trattano argomenti più sociali e condivisi“.
Canti “Forse restare in provincia è una perdita”. Venire dalla provincia quanto può influenzare e quanta difficoltà c’è per un musicista?
“È allo stesso tempo una forza e una debolezza. La provincia è una periferia dell’anima che ti cresce con la fame di emergere e fare bene, ma il piano logistico e relazionale è sicuramente meno agevole della realtà metropolitana”.
In “Armadi e scheletri” affronti la vicenda di Willy Monteiro Duarte, che ci ha colpito durante così da vicino poco più di un anno fa. È un brano che affronta la storia e la denuncia. La musica e la cultura possono essere l’arma contro la violenza e come?
“In Armadi e Scheletri parlo di come un fatto tragico e gravissimo possa travolgere un’intera comunità e proiettarla, suo malgrado, nell’occhio del ciclone dei media: siamo in un mondo in cui il dolore è spettacolo, in cui si è perso il valore del silenzio di fronte all’orrore di un omicidio. La musica, come atto di creatività e di amore, ma anche come spunto di riflessione, è un mezzo incredibile per contrastare l’esasperazione in cui viviamo“.
Il rap è il tuo linguaggio principale. Negli ultimi anni ha avuto una grandissima diffusione tra i giovani, te lo insegni anche ai bambini. Qual è l’importanza di un linguaggio così diretto in una società dove l’attenzione sfugge?
“Il rap è una cartolina dall’attualità. Senza censura e senza morale, ha il dovere di rappresentare ciò che viviamo nel qui e ora. Un ruolo importante che a volte mette di fronte a verità scomode ma, proprio per questo, meritevoli di approfondimento“.
Sofia Bucci
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