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“A Lariano servirebbero misure più stringenti, soprattutto nelle scuole” – Archivio La Torre Oggi

“A Lariano servirebbero misure più stringenti, soprattutto nelle scuole”

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Redazione

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BlogAttualità, Primo Piano, Sanità

Gianluca Casagrande Raffi ci parla della situazione sanitaria del nostro territorio

Da cittadino di Lariano e in qualità di medico anestesista e rianimatore, qual è la situazione nella nostra cittadina? I casi sono sicuramente aumentati, ma qual è lo stato dei positivi? Crede che in un certo senso, anche se RT risulta essersi alzato, il virus abbia perso la sua carica virale?
“Il virus non ha perso la sua carica virale, anzi credo che il suo livello di diffusione sia aumentato rispetto a marzo. È vero che solitamente il virus decorre come una normale influenza, tuttavia ciò che preoccupa sono le percentuali su grandi numeri. Mi spiego: se abbiamo 100.000 persone che contraggono il virus e solo il 10% sviluppa sintomi gravi, 10.000 persone avranno bisogno di cure ospedaliere. Se questi numeri diventano giornalieri, si crea un problema non indifferente perché a causa dei tagli al personale e ai posti letto, non ci sono tali disponibilità.
La situazione a Lariano è difficile, ma né più né meno rispetto ad altre cittadine. Ci sono molti positivi, alcuni asintomatici, altri con sintomi lievi e altri ancora con sintomi più gravi. Questi ultimi sono sicuramente quelli che hanno più patologie e che hanno un’età superiore a una certa soglia. Le patologie pregresse, pur permettendo una vita normalissima in condizioni normali, se associate al virus possono generare problemi gravi. In particolare, mi riferisco all’ipertensione, alla dislipidemia, all’ipercolesterolemia, al diabete, ma anche all’essere fumatori o avere problemi ai bronchi. Queste sono patologie che con le terapie moderne permettono una vita normale fino a 90 anni. Una volta risultati positivi, i pazienti devono essere curati in casa, ma una recente sentenza di Stato dice
che i medici di famiglia non possono e non debbono andare nelle abitazioni a visitare i malati. Le USCA – Unità Speciali di Continuità Assistenziali – inviano infermiere o un medico a casa del paziente per valutarne le condizioni e prestare cure a domicilio, tuttavia nel Lazio queste unità non sono previste. Infine, i posti letto sono insufficienti, quindi ecco che si delinea il problema di dove curare i pazienti positivi al COVID. Trasformare tutti i nostri ospedali in centri COVID non è possibile perché, ovviamente ci sono anche altre patologie da curare. Oggi le terapie intensive dedicate al COVID sono piene. Il ricambio di pazienti è lento perché la degenza è lunga e purtroppo le persone non sempre sopravvivono”.

Il dott. Gianluca Casagrande Raffi

Quali sono le condizioni dei malati di COVID19 dentro e fuori le strutture ospedaliere? E in che stato si trovano quest’ultime?
“Nelle terapie intensive non abbiamo abbastanza anestesisti rianimatori, l’unica figura professionale in grado di gestire una rianimazione, e infermieri professionali competenti. A Velletri come abbiamo visto è rimasto chiuso il Pronto Soccorso per alcuni giorni, perché alcuni operatori sono stati contagiati. Purtroppo, neanche noi siamo esenti da tali rischi perché i pazienti sono tanti. È sbagliato dire che questo virus è una normale influenza perché potrà anche avere gli stessi sintomi, ma è il tempo ciò che preoccupa. L’influenza arriva a novembre e finisce a marzo, questo virus non ha tempo e per curarlo non abbiamo risorse, sia umane che materiali. Infine, vorrei smentire quanto le parole del Responsabile Domenico Arcuri. Secondo Arcuri nelle terapie intensive sono presenti 11.000 ventilatori, dunque 11.000 posti. Questo non è vero perché un ventilatore non fa un posto di terapia intensiva che, in realtà, necessita di molti altri macchinari, strumenti e personale adatto”.

Per l’articolo integrale si rimanda all’edizione cartacea del 20 Novembre.

Giorgia Gentili