E’ ormai per noi la normalità possedere uno smartphone o un dispositivo elettronico che ci permette di essere collegati con il resto del mondo, espandendo i nostri orizzonti a quello che vent’anni fa vedevamo solo in televisione. Visto anche il periodo, Internet e più in particolare i social network, ci hanno permesso di rimanere in contatto con il mondo esterno, “viaggiando” virtualmente scorrendo le foto dei posti incantevoli presenti nella nostra nazione e non, postando foto delle creazioni, culinarie e non, fatte durante la quarantena e, in tempi successivi, discutendo o mostrando uno pseudo-ritorno alla normalità.
La vastità di strumenti a nostra disposizione però ci ha catapultato in un enorme stanza di giochi, con 7 miliardi di persone ma che contemporaneamente ci ha lasciato con gli occhi ammaliati dai giochi presenti sulle mensole delle parete di fronte a noi, senza mostrarci però il resto della stanza.
Internet e i social network sono paragonabili infatti a questo, perchè il 90% della popolazione mondiale conosce e interagisce solo con una minima parte delle cose presenti nei soggetti precedentemente citati e quello che vediamo è solo la punta dell’iceberg.
Accantonando i miliardi di illeciti presenti nell’Internet, il tema principale delle ultime settimane è una figura che sta letteralmente terrorizzando il web, sia per l’aspetto con cui si presenta, sia per le azioni che invoglia altre persone a fare. Tale individuo si appella come Jonathan Galindo, un uomo che indossa una sorta di maschera e un pesante trucco bianco che lo fa assomigliare al celebre Pippo della Disney. Per non turbare la vostra sensibilità non verrà annessa all’articolo alcuna foto dell’individuo, in quanto può facilmente impressionare il lettore. Il fenomeno sociale si diffonde contemporaneamente alla Blue Whale Challenge, la sfida con epicentro in Russia, composta da circa 40 step, che invogliava soggetti affetti da disturbi mentali o con problemi sociali ad affrontare diverse sfide fino all’ultima: il suicidio. Jonathan Galindo passa quindi in secondo piano fino quando, nel corso dell’ultimo anno, l’hastag riprende piano piano campo nei social, quali Instagram e Tik Tok. Il boom avviene proprio nel Luglio appena trascorso, nell’America del Sud e nei paesi orientali, in particolare Vietnam e India. Il 30 Settembre 2020 l’ombra della figura sembra scendere anche su Napoli, quando un bambino di 11 anni precipita dal decimo piano della sua abitazione lasciando un messaggio che sembrerebbe rimandare al losco individuo.
“Devo seguire l’uomo col cappuccio”, questo il messaggio lasciato dalla vittima ai genitori prima di compiere l’insano gesto. Oltre a lui, diverse altre situazioni simili in tutto il mondo hanno visto come vittime bambini, adolescenti e persone con problemi sociali e psicologici. Ma quanto c’è di vero dietro la figura di Jonathan Galindo? Innanzitutto va detto che al 99% la figura NON esiste, si tratta semplicemente di una maschera creata da Dusky Sam, nickname con cui si appella un artista 45enne che crea maschere per film, musical e spettacoli. Lo stesso artista si è dichiarato estraneo alle vicende legate alla maschera da lui creata che venne associata alla figura di Jonathan Galindo, in quanto la sua maschera raffigurante appunto Pippo e chiamata da lui Larry LeGeuff, era stata realizzata per scopi esclusivamente cinematografici. Possiamo quindi dire che la figura dell’uomo che sta terrorizzando il web è solo una leggenda metropolitana o CreepyPasta ma che, dietro il vetro del nostro smartphone o computer, potrebbe esserci qualcuno pronto a sfruttare ogni nostra debolezza, pronto a truffarci e disposto a tutto per raggiungere i suoi scopi. La sfortuna è che, come detto in precedenza, spesso, troppo spesso, le vittime delle vicende sono bambini, abbandonati alla tecnologia e vittime non solo della malvagità presente nei social e nel web, ma anche della noncuranza di chi dovrebbe occuparsi di loro e tutelarli.
Siamo cresciuti con le raccomandazioni della mamma, di non accettare caramelle dagli sconosciuti e non avvicinarsi alle persone che non si conoscono ma ora i tempi sono cambiati e le raccomandazioni non bastano più. Se prima bastava stare attenti a chi si aveva intorno, ora bisogna prestare attenzione soprattutto a cosa abbiamo fra le mani.
