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A proposito dello stato di disagio delle realtà scolastiche locali – Archivio La Torre Oggi

A proposito dello stato di disagio delle realtà scolastiche locali

Scritto da:

Gabriele Romagnoli

Pubblicato il:

BlogCultura, Primo Piano

L’intervista alla preside del Liceo Scientifico A. Landi di Velletri Simonetta de Simoni

Quale situazione ideale, nella nostra realtà nazionale e provinciale, deve realizzarsi affinché alla scuola venga data la degna attenzione?

È con questa domanda, che noi della redazione, al termine dei un’intervista fatta alla preside del Liceo Scientifico Ascanio Landi di Velletri, Simonetta De Simoni, abbiamo dovuto confrontarci.

Simonetta De Simoni

Infatti nella giornata del 6 settembre, muniti di tante domande e certi di poche risposte, abbiamo voluto rivolgerci a chi nel concreto vive lo stato di disagio delle scuole italiane. A muoverci è stato un fatto in particolare: perché una scuola come il Landi, da sempre attenta alla voce popolare degli studenti che ogni anno prontamente si schierano contro la scuola il sabato, è stata costretta a violare tale vincolo e appunto mandare i ragazzi a scuola anche il sabato?

Ebbene a questa domanda la Preside ha risposto che la sofferta decisione è stata dettata dalla mancanza di adeguati spazi in cui svolgere le lezioni, sia internamente all’edificio scolastico che esternamente (mancanza di succursali). Problema, quest’ultimo, sempre sofferto dalla struttura -ricordiamo che da anni orami gli studenti svolgono le lezioni in spazi non atti a questo fine, come laboratori, biblioteca ecc.- ma che quest’anno, per via di un boom di iscrizioni, sembra pesare più che mai.

A questo punto, guardando ai grandi temi e alla tremenda situazione di forte disagio che sta attraversando il mondo intero e l’Italia, non sembra di certo quest’ultimo un vero problema- soprattutto all’occhio di quell’immortale sostrato di italiani che vede nei giovani un ammasso di svogliati e lamentosi infanti-. Di fatto però non possono e non devono essere ignorate e sminuite le vere cause e i problemi che hanno portato a questa situazione.

È ormai nota la distanza siderale che esiste tra istituzioni governative e la scuola sul piano nazionale. Quanti hanno veramente parlato al cuore della cultura e della scuola italiana nella passata campagna elettorale? Ma ciò che ora più inquieta è che quella stessa distanza si sta ora riproponendo nella nostra realtà locale.

Afferma, infatti, la preside che tante sono state le promesse fatte sia dalle istituzioni provinciali che dal comune per fornire nuove spazi, eppure, nulla di concreto è stato fatto. Qui facciamo notare che se la situazione in un anno non dovesse cambiare, tanti saranno gli studenti che vedranno le loro domande di iscrizione al Liceo Landi respinte. Se ciò dovesse accadere, oltre ad essere un danno irreversibile nei confronti della cultura in senso lato, sarebbe uno spietato attacco alla nostra tanto agognata libertà di scelta occidentale.

Detto ciò possiamo tornare alla domanda posta all’inizio: quando è che la scuola avrà veramente spazio tra i grandi temi?

Non tanto per una questione di nostalgia, quanto più per la necessità di far parlare la storia, anch’essa troppo spesso silenziata, Bisogna infatti ricordare come l’identità e la cultura Italiana hanno posto le loro radici, prima che nell’economia o nella politica, nella letteratura. Se si ascolta silenziosi si possono ancora udire i gemiti del grande Francesco De Sanctis, scrittore e critico italiano, che con la sua “Storia della letteratura italiana”, opera monumento della fine dell’800, che ripercorre la storia della letteratura italiana sin dalle origini, ha dato voce e dignità ad una giovane Italia.

Da quel seme denso di carta e inchiostro, giovani generazioni di italiani hanno formato una forte catena unitaria tra i banchi delle scuole, consci di star seguendo un percorso di crescita personale, etica e soprattutto critica. La scuola forma menti critiche ed è questo forse il lascito suo più importate. Infatti, in un periodo come quello che stiamo vivendo, è quanto mai necessario e fondamentale garantire una sana visione critica, soprattutto ai più giovani che sono costantemente bombardati da idiozie e disinformazione.

L’isolamento coatto che sta ora vivendo l’istruzione italiana è un grande tema che va affrontato e non può essere mutato, soprattutto dalle istituzioni locali che hanno l’onore – e magari si percepisse l’onore- di mantenere vive agli occhi di chi sta in alto le realtà scolastiche locali e provinciali.

Per concludere si può affermare che non sarà di certo questo il periodo storico migliore per concentrarsi sulla scuola, ma quando lo sarà? Quale futuro utopico, fatto di pace e benessere mondiale dobbiamo aspettare? Domande che ora viaggiano nell’etere e tra le righe di questo articolo aspettando che qualcuno, si spera presto, le afferri.

Altra questione affrontata vede interessata la manutenzione dell’edificio scolastico. Nonostante la Preside abbia fornito le adeguate rassicurazioni sulla sicurezza dell’edifico, meno rassicurante è stata sulla manutenzione estetica dello stesso. Sono anni ormai che i giovani “landini” circolano e svolgono le loro attività all’ombra di un edificio che mostra palesemente i suoi tanti anni. L’intonaco pericolante viene abbattuto, ma poi? Poi niente e a meno che l’obbiettivo non sia quello di emulare il manto di un leopardo, il problema è evidente. E qui tanto si potrebbe disquisire sull’importanza, per lo stato psico-fisico degli studenti, dell’espetto estetico dell’ambiente in cui lavorano, ma questo sarà per un’altra realtà utopica ancora.

E’ in fine richiesta dalla struttura scolastica una più chiara normativa sulla problematica Covid. Infatti al fronte del rincaro energetico, misure quali tenere aperte le finestre anche di inverno, non sembrano più plausibili, troppi soldi sarebbero infatti spesi per tenere la classi a temperature accettabili.

Gabriele Romagnoli