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Per la maestra l’accusa è “abbandono di minore” – Archivio La Torre Oggi

Per la maestra l’accusa è “abbandono di minore”

Scritto da:

Martina Angeloni

Pubblicato il:

BlogCronaca, Primo Piano

Lunedì 26 settembre la nuova udienza sul caso della bambina investita il 7 agosto 2018. Questa la deposizione della maestra dell’asilo ‘La Fattoria di Mamma Cocca‘: “Quando siamo rientrati dal parco giochi avevo lasciato il cancelletto e la porta a soffietto aperto. Avevo le mani impegnate, da una parte il bambino A. e dall’altra Lavinia. Poi è stata una questione di secondi, le urla, Lavinia a terra” –

Lunedì 26 settembre si è tornati in aula per il processo sul caso di Lavinia Montebove, la bimba di 18 mesi investita il 7 agosto 2018 nel parcheggio dell’asilo.

Lara Liotta, la mamma della piccola Lavinia e Massimo Montebove, il papà

Dopo l’esame dell’imputata Chiara Colonnelli, tenutosi lunedì 12 settembre, si è passati, lunedì 26 settembre, all’esame della maestra Francesca Rocca, imputata per abbandono di minori. Le prime domande rivolte all’imputata sono arrivate dal PM Giovanni Taglialatela.

La maestra Rocca inizia così il suo racconto: “Quel giorno ero sola all’asilo perché i bambini erano pochi, cinque più altri due che sarebbero arrivati più tardi. Faceva molto caldo quel giorno, e i bambini insistevano per andare a giocare un po’ all’aperto. Ho deciso allora di portarli nel parco giochi, che si trovava vicino al parcheggio dell’asilo, per una ventina di minuti, prima di rientrare per la merenda. Erano circa le 9:45/9:50. Poco prima di rientrare la mia attenzione è stata richiamata da uno dei bambini, che non riusciva a scendere dall’altalena.

Mentre lo aiutavo a scendere A. mi ha detto che doveva fare pipì, aveva da poco tolto il pannolino, e ho così deciso di riportare tutti dentro. Ho preso A. in braccio e con la mano sinistra tenevo la mano di Lavinia. Vista l’urgenza di A. siamo rientrati tutti dentro, ma non ho chiuso né il cancelletto pedonale, né la porta a soffietto che serviva per entrare in una piccola area giochi delimitata, che si trovava davanti alla porta d’ingresso (come una sorta di atrio). Una volta entrati in quest’area giochi ho lasciato i bambini lì, tra cui Lavinia, a togliersi le scarpette e intanto io ho accompagnato A. vicino la porta del bagno”. Il PM arriva poi alla fatidica domanda: “Cosa ci faceva Lavinia fuori?”.

La maestra continua allora il racconto: “Dopo aver accompagnato A. in bagno, mi si avvicina la bambina più grande dell’asilo per dirmi che anche lei doveva fare pipì, in quel momento, in una frazione di secondi – afferma la maestra piangendo – mi guardo intorno per cercare con gli occhi Lavinia e sento improvvisamente urlare”.

Ad urlare era la mamma Chiara Colonnelli che come raccontò nella passata udienza era lì per accompagnare sua figlia all’asilo, che entrò nel parcheggio dell’asilo e che solo una volta scesa dalla macchina vide qualcosa a terra vicino il cancello d’entrata. Una volta avvicinatasi capì che si trattava di una bambina, di Lavinia, e cominciò ad urlare per chiedere aiuto. La maestra Rocca ha affermato di aver sentito queste urla “corri, corri”, di essere uscita di corsa fuori dall’area giochi e di aver visto la Colonnelli con le mani nei capelli.

Una volta uscita la maestra Rocca ha visto Lavinia, sdraiata a terra a pancia in sotto, con un braccino sotto la pancia e un altro disteso a terra, piedini rivolti verso la scuola e testolina verso il parcheggio: “Non riuscivo a capire. Urlavo il suo nome”. Il PM allora ha chiesto all’imputata di ripercorrere le fasi del soccorso: “È stato tutto così veloce, i miei pensieri correvano veloci, però mi dicevo di restare calma. Ho spostato leggermente Lavinia per poggiare la sua testolina sul mio braccio e li ho visto che perdeva qualche goccia di sangue dalla nuca. Ho detto a Chiara che bisognava correre all’ospedale – alla domanda del PM che le ha chiesto perché non avesse chiamato il 118 la maestra ha risposto che in quel momento ha ragionato d’impulso pensando che potessero fare prima con la macchina – Prima di entrare in macchina mi sono affacciata dal cancelletto pedonale, che avevo chiuso mentre correvo fuori, e ho detto hai bambini che era tutto apposto, di chiudere la porta e restare seduti.

Pensavo di chiamare la vicina per andare a controllare i bambini, ma mentre entravo in macchina, io e Chiara abbiamo incontrato su strada la macchina della mamma S. che stava accompagnando il figlio all’asilo. Ho detto a lei di restare con i bambini ma non c’è stato tempo di spiegarle cos’era successo. Neanche lei mi ha chiesto niente, ha solo accennato un sorriso e fatto un piccolo accenno con la testa. A quel punto siamo corse verso l’ospedale”. Un racconto diverso da quello della Colonnelli che nella passata udienza non aveva detto di aver incontrato la mamma S. e che fosse stata lei a restare con i bambini. Stessa cosa raccontata dal papà di un altro bambino, uno dei test ascoltati nelle passate udienze, che ha affermato di aver trovato i bambini da soli quando è arrivato per accompagnare suo figlio all’asilo e di essere rimasto lì con loro.

L’asilo dove è stata investita la piccola Lavinia

La maestra Rocca racconta che nel tragitto verso l’ospedale Lavinia ha cominciato a perdere qualche goccia di sangue dal naso e di averle levato l’unica scarpina che aveva al piede per riportarla poi all’asilo e ricongiungerla all’altra scarpina che la maestra aveva visto a terra, vicino al cancelletto pedonale, quando era corsa fuori dopo aver sentito le urla. “Arrivate in ospedale ho lasciato Lavinia all’infermiera e mi sono seduta dentro. Mentre ero lì mi hanno detto che c’era una telefonata per me, era il papà D. che si trovava all’asilo, per dirmi che lì era tutto apposto. Io gli dico di chiamare la mia collega per farla andare lì all’asilo e che poteva usare il mio telefono, che era rimasto all’asilo. Dopo aver attaccato chiedo a Chiara di prestarmi il suo telefono per chiamare Lara, la mamma di Lavinia.

Nella chiamata le dico che Lavinia aveva avuto un incidente e di correre a Velletri. Poco dopo l’infermiera si avvicina per dirmi che dovevano portare Lavinia in eliambulanza al Bambin Gesù, così richiamo Lara e le dico di andare direttamente lì”. Il PM chiede all’imputata se non si fosse domandata del perché dall’asilo l’avesse chiamata il papà D. piuttosto che la mamma S. a cui aveva detto di restare con i bambini. La maestra ha risposto dicendo che in quel momento non se n’era preoccupata, non aveva dato importanza al fatto. Il PM insiste chiedendo se a posteriori avesse più parlato di quanto accaduto con D. o con S. e lei afferma di non averne più parlato con nessuno dei due e che perciò non sa cosa sia successo nel mentre. Il racconto della maestra continua: “Dopo che Lavinia è stata trasportata al Bambin Gesù io mi sono fatta riaccompagnare all’asilo, dove nel mentre era arrivata A.M. una delle mie collaboratrici, a cui ho detto di prendere un secchio con l’acqua per andare a pulire la macchia di sangue nel parcheggio per evitare di impressionare i bambini”.

“Quindi la macchia di sangue c’era?” chiede il PM.

“Non lo so, io non l’ho vista – risponde la maestra – quando sono tornata all’asilo mi sono fatta lasciare vicino al cancelletto pedonale, ho raccolto la scarpina che era rimasta lì a terra e sono andata dentro dagli altri bambini. Immagino però, dato che Lavinia aveva perso un po’ di sangue, che ci potesse essere una macchia”.

A.M. però nel suo racconto in aula in un’udienza passata, racconta che lei ha preso il secchio con l’acqua e di averlo poi dato alla maestra Rocca per pulire la macchia di sangue. Dopo le domanda del PM è intervenuta l’avv. per la parte civile Cristina Spagnolo che ha chiesto alla maestra se lei nel suo percorso di studi e nei suoi anni di lavoro avesse mai seguito dei corsi di primo soccorso, a cui la maestra a risposto di sì.

“Allora lei sa che in caso di trauma cranico, il soggetto non va toccato e va chiamato il 118” chiede l’avv. Spagnolo.

“In quel momento ho ragionato d’impulso, pensando che l’ambulanza non avrebbe fatto in tempo” afferma l’imputata.

Alla maestra sono state poste anche alcune domande sul suo passato lavorativo e sul tipo di struttura che gestiva, un nido famiglia che gestiva dal 2012. L’avvocato Spagnolo ha anche chiesto se avesse mai comunicato formalmente l’esistenza di questo asilo famiglia al Comune, poiché da un’udienza passata in cui testimoniò l’ispettore Corelli Moreno, la struttura appariva come abusiva, come un asilo fantasma. La maestra ha affermato che lei aveva instaurato rapporti costanti con il Comune, partecipando molto spesso anche a diversi eventi organizzati dal Comune o da altre realtà, con i bambini che portavano delle magliette con il nome dell’asilo.

Le ultime domande sono state quelle dell’avv. della difesa Anna Scifoni, che ha chiesto alla maestra di esporre la sua situazione fisica e di salute.

La maestra è infatti una paziente oncologica, che ha affrontato il percorso di chemio e radioterapia per un tumore maligno scoperto diversi anni fa.

L’avvocato ha anche chiesto che tipo di formazione avesse la maestra: “Un diploma magistrale, due corsi di formazione su altre attività didattiche, oltre a svariati corsi di aggiornamento”.

L’udienza si è conclusa con la visione di un filmato, deposto agli atti dall’avvocato Scifoni, inviato alla maestra Rocca, in data 27 luglio 2018, da Lara, mamma di Lavinia, in cui si mostra la bambina che gattonava salendo le scale. La prossima udienza è stata fissata al 24 ottobre e si ascolteranno tre nuovi test portati dalla difesa.

Dopo l’udienza abbiamo ascoltato le dichiarazioni delle due avvocate

Dichiarazione dell’avvocato della difesa Anna Scifoni

L’avvocato della Difesa, Anna Scifoni

“Aver sostenuto l’esame credo sia la forma di maggiore coscienza che le imputate abbiano potuto fare, si sarebbero potute sottrarre ma non lo hanno fatto. Oggi la maestra ha ricostruito per la prima volta quanto accaduto, prima non è stata chiamata ad essere interrogata poiché così è previsto dal nostro rito. Oggi si è sottoposta all’esame, quindi tutti i dubbi che potevano esserci sul fatto che lei non volesse sottoporsi sono stati fugati. Abbiamo dato una versione congrua, una versione piena di verità, piena di sofferenza, piena di particolari precisissimi, quindi ritengo che sia stato chiarito il fatto che la maestra non abbia abbandonato Lavinia, non abbia abbandonato i bambini, non si sia sottratta volontariamente o coscientemente ad un suo obbligo giuridico, ma che, come spesso accade, è un tragico evento dovuto ad un momento diciamo di sovrapposizione di quelle competenze, di quegli obblighi che hanno portato purtroppo ad una coincidenza terribile che è stata questa situazione che ci vede oggi occupati”.

Dichiarazione dell’avvocato della parte civile Cristina Spagnolo

L’avvocato della parte civile, Cristina Spagnolo

“Oggi è stata un’udienza particolarmente dolorosa, perché abbiamo raccolto il racconto della principale imputata e cioè della maestra di Lavinia. Io credo che da questo racconto sia emerso in modo inequivocabile che ci sono tante contraddizioni, sia con il racconto che ha offerto l’altra imputata, sia rispetto a quanto è stato riferito da diversi testimoni in aula.

A mio avviso, tenuto conto che effettivamente l’imputato ha il diritto di difendersi, ma non è vincolato alla verità, io credo che poi queste contraddizioni dovranno essere evidenziate anche dal giudice nel momento in cui dovrà assumere una decisione”.

Martina Angeloni