Presentazione del libro di Sara Lucaroni. L’intervento del prof. Danilo Rossi
Sara Lucaroni giovane e preparata scrittrice e giornalista, presentando il libro ha sviluppato un’interessante tesi secondo la quale Mussolini è stato l’interprete più autentico del cosiddetto “populismo” italiano.

In base alle sue ricerche l’autrice ha ritenuto di poter individuare nelle aspirazioni del popolo italiano che consentirono il consenso popolare al Duce gli elementi che si possono ritrovare anche nel moderno populismo.
Infatti procedendo nelle sue ricerche e studiando l’evoluzione dei movimenti neofascisti italiani e principalmente del MSI ha ravvisato molte manifestazioni di pensiero francamente ispirate ad autoritarismo di marca neofascista.
Quali sono? I partiti politici si comportano in maniera clientelare e sinceramente non assolvono al ruolo istituzionale a loro affidato.

Spesso costoro non hanno nessuna remora a valorizzare il ruolo della Repubblica Sociale Italiana: infatti negando l’autentico spirito della Resistenza parlano in una ipotetica “pacificazione” che vorrebbe equiparare le formazioni partigiane a quelle collaborazioniste con l’occupante tedesco.
In questo ambito ricche sono le sue ricerche e tutte ben argomentate.
Conclusione: le pulsioni autoritarie e populiste di volta in volta impersonate dai Salvini, dai Grillo e dallo stesso Berlusconi nella loro feroce critica al sistema parlamentare risultano affini a quelle su cui Mussolini fondò uno dei più importanti elementi per la conquista del potere.
La presentazione seguita attentamente è stato oggetto di dibattito con molti interventi. Citiamo quello del professore Danilo Rossi il quale ha chiesto alla relatrice se condividesse, per l’interpretazione del fascismo, la tesi crociana secondo la quale il ventennio fascista sarebbe stato un solo incidente nella storia italiana o quella del professor Renzo De Felice che vede nelle sue rigorose ricerche tale movimento concretizzato in regime per l’aiuto della Monarchia, degli agrari, degli industriali e dei ceti conservatori e retrivi.
La Lucaroni ha condiviso questa impostazione precisando che Croce considerava addirittura “una malattia” isolata l’avvento del regime.
Rossi ha insistito dicendo che secondo il suo punto di vista l’interpretazione più aderente è quella data da De Felice e altri studiosi secondo la quale il fascismo è stato improntato alla unione di tutte queste componenti.
Ha voluto anche precisare che il fascismo ha avuto in Italia un amplissimo consenso in determinati periodi.
Ad esempio durante l’aggressione all’Etiopia, che fece infliggere all’Italia le sanzioni economiche “la storia si ripete con Putin” quasi tutte le famiglie italiane a cominciare dalla Regina donarono le loro fedi d’oro, scambiandole con quelle di acciaio, alla… Patria. Di queste fedi molte furono ritrovate nelle valigie dei gerarchi che fuggivano. C’è da dire – per il professore – per obiettività, che Mussolini non fu un uomo disonesto, arricchitosi durante la sua dittatura. Basti pensare che suo figlio, Romano Mussolini, si guadagnava da vivere con la sua attività di qualificato musicista sia jazz che melodico a dimostrazione di quanto affermato. Ma le responsabilità di Mussolini per aver fatto incarcerare, mandare al confino o torturare gli esponenti antifascisti non sono emendabili.
Resta odioso e criminale, per esempio, avere inflitto ad Antonio Gramsci tra i più grandi intellettuali e dirigenti politici del secolo scorso il carcere duro essendo già malato e bisognoso di cure, procurandogli la pena di morte.
