Dopo il riconoscimento del Festival da parte del Ministero della Cultura, ancora una volta, il 9 luglio a partire dalle 18.30, con un entusiasmante trittico di spettacoli, l’esibizione ha affascinato tutti i presenti
Nonostante le premesse non fossero delle migliori, dato che un’improvvisa positività al Covid di alcuni ballerini della compagnia Ararea ha portato all’annullamento dello spettacolo Autunno e le Quattro Stagioni, coreografie del noto autore Roberto Cocconi, la danza è andata avanti e con la forza di un audace manipolo di strepitosi ballerini nazionali ed internazionali, ha fatto vibrare le antiche mura della Casa delle Culture e della Musica di nuova e viva vitalità.


Il duo della compagnia Artemis Danza da Parma, con una magnifica ripresa anche qui del dialogo tra le arti, ha aperto la serata. Il loro è stato un dinamico, quasi frenetico, procedere tra ilarità e tenerezza, in un’immersione totale nelle atmosfere cinematografiche grazie alle musiche del maestro Federico Fellini e l’iconica figura di Charlot. Insomma un film a cielo aperto e con i piedi scalzi sull’erba della Casa Delle Culture nel susseguirsi delle vivaci sequenze di Charles e Gelsomina.
Questo infatti il nome dei due personaggi e della performance ideata da Monica Casadei che ha voluto riprodurre un viaggio nella tradizione lirica e tra le epiche figure femminili del melodramma ma chiave contemporanea.
È stato quindi il turno della compagnia Motus di Simona Cieri con la performance Rise and Fall. Qui l’atmosfera è quindi cambiata facendosi più greve, come grevi gli sguardi dei ballerini che con mosse secche e dure si sono mossi, tra il colonnato esterno della struttura, in direzione del pubblico sino a scatenarsi in un rapsodico procedere nella necessità di affrontare temi importanti, come la crisi del buon senso umano che dopo anni di pandemia ha voltato faccia al dolore del dramma sanitario per aprirsi a quello bellico, in un ciclo infinito di sofferenza.


Infine il turno della compagnia Spagnola EnClaveDanza che ha presentato la prima italiana di Coyolx, direzione artistica della coreografa Cristina Masson vincitrice del premo 100 Latinos Madrid 2010 per la carriera drammaturgica, coreografica e performativa. Anche qui il dialogo tra forme artistiche è potentissimo, infatti, oltre alla musica dal vivo, la performance fonda le sue radici nell’operato poetico dell’autrice Messicana Jeanette Clarinod.


La grottesca ma eccezionale immagine iniziale: dopo il buio di scena, ecco apparire una delle due ballerine con la bocca spalancata quasi a simulare un soffocato urlo. Elemento che ha dato il via ad una frenetica e spigolosa esibizione composta da un’iniziale sensualità spezzata e che, tra follia e ritmi musicali primitivi in un surreale gioco di corpi, ha ritrovato la leggerezza e la compostezza verso la fine.
Si rimanda ora all’ultimo appuntamento del Festival che si terrà il 16 luglio, appuntamento da non perdere in vista di quanto appena narrato ed in vista della fine di un evento che ha portato cultura fresca e nuova nella nostra cittadina e che per tale motivo merita ascolto e visione.
Gabriele Romagnoli
foto Marina Frenquelli
