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Sentenza omicidio Willy. Le accuse reciproche – Archivio La Torre Oggi

Sentenza omicidio Willy. Le accuse reciproche

Scritto da:

Marina Frenquelli

Pubblicato il:

BlogCronaca, Primo Piano

Durante il corso del processo l’aula del tribunale si era trasformata in una sorta di teatro di scontri, con gli imputati che si lanciavano addosso insulti, accuse e precise responsabilità

Gabriele Bianchi, ritenuto il responsabile del calcio frontale che ha colpito Willy gettandolo a terra, nella sua deposizione aveva puntato il dito contro Belleggia, sostenendo che “gli ha dato un calcio al collo mentre Willy era a terra, senza pietà. Da infame. Gabriele e Marco Bianchi una cosa del genere non l’avrebbero mai fatta. Lo so per certo che non aveva intenzione di uccidere Willy, ma lui deve dire la verità. Io per dormire devo prendere tranquillanti e ringrazio gli psicologici del carcere”.

Il luogo dell’omicidio


Marco Bianchi, in una lettera indirizzata alla madre di Willy inviata all’Adnkronos pochi giorni fa, ha poi ribadito che “a Willy ho dato solo una spinta e un calcio per allontanarlo dal mio amico Omar (Shabani, sentito in aula come testimone, ndr), ma l’ho colpito al fianco, vero è che non ha nemmeno fatto in tempo a cadere che si è subito rialzato”. E del fratello Gabriele ha sostenuto che “è in carcere senza aver toccato Willy con un dito. A noi la famiglia, la mamma in particolare, ha insegnato ad essere uomini”.
Il processo era iniziato con la decisione della Corte d’Assise di rigettare la richiesta di rito abbreviato per gli imputati (che avrebbe concesso una riduzione della pena di un terzo) e l’ammissione come parti civili della famiglia Duarte e dei Comuni di Colleferro, Paliano e Artena, il paese dei fratelli Bianchi.
Il sindaco di Paliano, Domenico Alfieri, ha così commentato la sentenza: “Ergastolo ai fratelli Bianchi, 21 anni a Pincarelli e 23 a Belleggia. La sentenza, purtroppo, non ci riporta il nostro amato Willy ma almeno giustizia è stata fatta. Speriamo che gli altri gradi di giudizio confermino le pene”.

Marina Frenquelli