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Caso di Lavinia Montebove – Si è tenuta lunedì la quarta udienza – Archivio La Torre Oggi

Caso di Lavinia Montebove – Si è tenuta lunedì la quarta udienza

Scritto da:

Martina Angeloni

Pubblicato il:

BlogPrimo Piano

Lunedì 6 giugno si è tenuta la quarta udienza sul caso di Lavinia Montebove, la bimba investita il 7 agosto del 2018 nel parcheggio dell’asilo ‘’La Fattoria di Mamma Cocca’’ a Velletri

Il Tribunale di Velletri

Un’udienza molto tecnica che ha visto una sola testimonianza, quella dell’ingegnere Andrea Calcagnini, il quale fu chiamato nel 2020 dai genitori della piccola Lavinia, Massimo Montebove e Lara Liotta, per avviare una perizia su quanto accaduto. Ancor prima di ascoltare l’ingegnere ha preso parola l’avvocato della difesa Anna Scifoni, la quale ha affermato che la testimonianza dell’ingegnere Calcagnini non era ammissibile, poiché in una passata udienza i genitori di Lavinia avevano rinunciato alla costituzione di parte civile per l’investitrice, Chiara Colonnelli. Secondo l’avvocato della difesa quindi, sulla base di quanto detto, non sarebbe stato utile ascoltare una perizia che analizzasse il momento dell’incidente. In risposta all’avvocato Anna Scifoni è intervenuta Cristina Spagnolo, legale della parte civile affermando che la perizia sarebbe stata utile e necessaria per una ricostruzione dei fatti che avrebbero influito anche sul capo A, ossia sulle accuse mosse all’imputata Francesca Rocca.

La piccola Lavinia

Dopo la decisione della giudice Eleonora Panzironi, l’udienza è proseguita facendo entrare in aula l’ingegnere Calcagnini. Quest’ultimo ha introdotto la sua consulenza tecnica spiegando che, per svolgere la perizia, ha visionato l’intera documentazione presa dal Commissariato di Velletri e dalla Polizia Stradale di Albano, oltre alle cartelle cliniche di Lavinia. L’ingegnere ha spiegato di essersi recato sul luogo dell’incidente a settembre 2020, quando le indagini erano già chiuse. Sin da subito la sua analisi si è concentrata sul campo di visibilità che avesse la conducente al momento dell’incidente. Concentrandosi su aspetti estremamente tecnici, ha spiegato all’aula di aver preso in considerazione quella che viene definita zona d’ombra e di aver ricostruito le esatte misure dell’auto, una BMW Serie 3 320D 120 kW Touring, e dello spazio di manovra. Inoltre, l’ingegnere ha spiegato di aver analizzato l’incidente supponendo una manovra più stretta, senza quindi ‘’l’allargamento’’ a sinistra prima della svolta a destra, in modo da prendere in considerazione tutte le varie opzioni e avere così un quadro più vasto prima di trarre delle conclusioni. Dopo aver esposto il procedimento, le misurazioni eseguite e gli step fatti nella ricostruzione dell’accaduto, l’ingegnere ha tratto una conclusione: ossia che la bambina, al momento dell’impatto, era visibile dall’auto perché fuori dalla zona d’ombra. La bimba probabilmente al momento dello scontro con l’auto si trovava a gattoni, è stata sormontata dalla parte inferiore della vettura nel punto in cui la polizia ha poi trovato la traccia ematica.

Il punto in cui avvenne l’incidente

L’ingegnere Calcagnini ha ribadito che non sono state rilevate tracce di trascinamento, come anche si legge nei verbali della polizia, poiché in caso contrario si sarebbero visti segni evidenti sul corpo della bambina e anche a terra, dove probabilmente sarebbero state rilevate altre tracce ematiche. L’investimento è sicuramente avvenuto a velocità molto ridotta, probabilmente a non più di 10 km/h. L’ingegnere ha affermato che, mediante relazioni matematiche, se si calcola un tempo medio di percezione e reazione pari a 1 secondo è possibile arrestare un veicolo che si muove a una velocità di circa 10 km/h in uno spazio di circa 3,25 m, inferiore in questo caso alla distanza che intercorreva tra l’auto e la zona dell’investimento. Perciò nel caso in cui fosse stata vista in tempo la bambina, si sarebbe potuto evitare l’investimento. La prossima udienza si terrà il 27 giugno, in cui ci sarà l’esame delle imputate.

Martina Angeloni