Lunedì 11 aprile si è tenuta la seconda udienza del processo per il caso di Lavinia Montebove. Iniziata alle ore 10 presso il Tribunale di Velletri

Erano presenti in aula il giudice Eleonora Panzironi, il Pm Giovanni Taglialatela, le imputate Francesca Rocca e Chiara Colonnelli e i genitori della piccola Lavinia, Massimo Montebove e Lara Liotta.
Nel corso dell’udienza sono stati ascoltati i testimoni indicati dalla Procura: il medico legale Gianluca Marella, Daniele Tomassi papà di uno dei bambini che frequentava l’asilo e la collaboratrice Aurora Mattei.

Il medico legale Gianluca Marella ha parlato di “lesioni del distretto radio encefalico, fratture ossee del cranio, edema e lesioni cerebrali con erniazioni dell’encefalo dalla fontanella” un quadro “traumatico grave riconducibile all’azione dinamica dell’investimento”.
Lavinia è arrivata in pronto soccorso a Velletri “in coma 3 su una scala da 3 a 15, al limite della morte” ha chiarito il medico.
Oggi la bambina ha “una tetraparesi, un’insufficienza dell’ipofisi, una minima coscienza, ovvero una reazione minima agli stimoli magari dolorosi, ma è un residuo scarsamente utilizzabile nella vita sociale e relazionale e un quadro non più modificabile” ha precisato.
“La tempestività dei soccorsi rispetto all’avvenuto è stato importante” ha dichiarato il medico alla difesa. Ha aggiunto ancora il medico legale: “Le lesioni riscontrate sono compatibili con uno schiacciamento tra la parte anteriore dell’automobile, il paraurti e il terreno’’.
Il secondo testimone a parlare è stato Daniele Tomassi infermiere dell’Asl Roma 6 che quel fatidico 10 agosto rimase con i bambini dopo l’incidente fino all’arrivo di una giovane tirocinante che aiutava la maestra Rocca.
Il papà Daniele Tomassi quel giorno aveva accompagnato suo figlio all’asilo e ha raccontato al pm che mentre entrava per portare su figlio aveva notato una macchia di sangue vicino al cancello d’ingresso. Poi il papà ha detto: ‘’Entrando nell’asilo mi ha aperto una bambina di 12-13 anni. C’era stato un incidente e mi disse che guardava lei i bimbi e io sono rimasto lì una mezz’ora fino a quando non è arrivata la maestra sostituta”. La maestra fu contattata verso le ore 10 dallo stesso Daniele, come ha raccontato lui in aula, tramite il telefono che la maestra Rocca aveva lasciato all’asilo.
A confermare il racconto di Daniele Tomassi è stata la tirocinante Aurora Mattei, che nel 2018 aveva vent’anni.
Ha raccontato la ragazza: ‘’Il papà di un bimbo mi contattò dal telefono della maestra verso le 10 per chiedermi se potevo andare a scuola perchè c’era stato un incidente e all’arrivo mi ha detto che era Lavinia. I bambini erano agitati e impauriti. Il fratellino di Lavinia non si era reso conto dell’accaduto”.
A fine udienza Lara Liotta, mamma di Lavinia, ha rilasciato una dichiarazione alla stampa, mostrando il suo disappunto riguardo l’affermazione fatta in aula sulla tempestività con cui la maestra è intervenuta: ‘’Oggi in aula abbiamo ascoltato una dichiarazione della difesa invereconda: si è parlato della tempestività dei soccorsi plaudendo alla maestra che ha deciso, con la collaborazione dell’investitrice, di portare mia figlia in ospedale dopo l’incidente che le ha provocato gravissime lesioni craniche.
Su questo punto ricordo benissimo che dal pronto soccorso dell’ospedale Bambino Gesù ci è stato detto che è stato un terribile azzardo questo fai da te improvvisato, che hanno rischiato di ucciderla sul colpo qualora avesse avuto delle lesioni del tratto cervicale (che potevano essere fatali).
Una maestra che frequenta i corsi di primo soccorso e che ne comprende i contenuti non poteva non saperlo. Chiamando semplicemente il Nue e indicando una bambina in stato di incoscienza, i soccorsi sarebbero stati più tempestivi’’
Martina Angeloni
