Cosa si è detto durante l’udienza e come si sono comportate le imputate?

Massimo Montebove: “Durante l’udienza del 14 marzo scorso siamo stati sentiti noi genitori e uno dei poliziotti intervenuto dopo l’investimento di nostra figlia. Abbiamo ricostruito l’accaduto, c’è stato il racconto della telefonata urlante della maestra, ricevuta dalla mia compagna Lara che ha poi avuto un malore, la corsa in ospedale, il timore di veder morire nostra figlia. Io ho raccontato anche di aver incontrato casualmente l’investitrice a Velletri 3 settimane dopo l’incidente e di aver appreso da lei che Lavinia era sola nel parcheggio dopo l’investimento, in compagnia di un’altra minore, e che la maestra Francesca Rocca è uscita dall’asilo solo dopo il fatto”.
Lara Liotta: “Quel maledetto 7 agosto 2018 ero al lavoro.

Ho raccontato i dettagli della chiamata della maestra, che mi assicurava di essere con tutti i bambini fuori dall’asilo. Poi Rocca si sarebbe distratta un attimo a causa di un bambino a cui si era incastrato il piede in un gioco. Quindi l’arrivo improvviso della macchina. Una versione che non ci ha mai convinto, come hanno dimostrato le parole dell’investitrice riferite al mio compagno successivamente. Le imputate? Con l’investitrice ci siamo salutate e abbracciate, il suo comportamento in questi anni è stato molto diverso dalla maestra che non si è fatta mai sentire e che non ha mai chiesto neppure scusa. Non lo ha fatto neppure il 14 marzo”.
La prima udienza è arrivata dopo quasi quattro anni, come state affrontando questo momento?
Massimo Montebove: “È stato doloroso ripercorrere quei terribili momenti in aula, ma necessario affinché possano essere accertare le responsabilità di quanto accaduto a Lavinia, che quella mattina è entrata in asilo sana e ne è uscita in stato vegetativo. Cerchiamo di essere forti, non è facile. Sono fortunato ad avere una compagna come Lara”.

Lara Liotta: “Noi fino ad oggi abbiamo avuto soltanto un parziale risarcimento da parte dell’assicurazione della macchina dell’investitrice che ci ha permesso di adeguare casa alle esigenze di Lavinia. Da parte della maestra niente, non ci è stato fornito neppure il numero della polizza dell’assicurazione dell’asilo e soprattutto in aula ci è stato proposto un risarcimento di un euro da parte della difesa della Rocca. La vita di Lavinia per qualcuno vale un euro”.
C’è ancora il rischio di prescrizione?
Massimo Montebove: “Il giudice ha calendarizzato le prossime due udienze ad aprile e maggio. Ha accolto le richieste del nostro difensore Cristina Spagnolo. Si tratta di un primo passo importante. Vogliamo soltanto giustizia e un processo”.
Lara Liotta: “Il rischio prescrizione non è scongiurato, ma almeno abbiamo segnato un punto a favore di Lavinia. Il giudice ha preso atto che è stato indicato un numero eccessivo di testimoni e ha invitato la difesa delle imputate a ridurne il numero, riservandosi in ogni caso di modificare l’ordinanza che ha ammesso le prove. Una presa di posizione importante in relazione alla necessità di accelerare il corso del processo”.
Ad oggi quali sono le condizioni di Lavinia?
Massimo Montebove: “Il 15 marzo, il giorno dopo l’udienza, abbiamo festeggiato in famiglia i suoi 5 anni. Non è il compleanno che avremmo voluto, ma quello che conta è essere tutti assieme. Proprio nei primi giorni di marzo Lavinia è stata molto male e abbiamo temuto per la sua vita. Si lotta ogni giorno”.
Lara Liotta: “Siamo assistiti per 12 ore al giorno dalla Asl attraverso un servizio di assistenza infermieristico, casa nostra è un piccolo ospedale e Lavinia viene supportata da alcune macchine. Durante il resto della giornata ci occupiamo di tutto noi, un carico di impegno e di spese notevole. Ma non molliamo perché amiamo nostra figlia assieme agli altri due bambini che abbiamo. Lavinia ci regala gioie ed emozioni anche nel suo stato vegetativo di minima coscienza”.
Martina Angeloni
