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Rifugio forestale: quale futuro? – Archivio La Torre Oggi

Rifugio forestale: quale futuro?

Scritto da:

Redazione

Pubblicato il:

BlogPrimo Piano, Territorio

Dopo la ristrutturazione del rifugio della forestale, sulle pendici del Monte Artemisio, intorno a questo luogo si è rinnovato un attivismo da parte di cittadini ed associazioni che hanno contribuito al rilancio del nostro bosco e della nostra montagna

Ma forse a qualcuno tutto ciò comincia a dare fastidio? Se si perché? Cosa si cela dietro l’ostruzionismo da parte del Parco dei Castelli, nei confronti dei volontari, che riunitisi in associazione, cercano di animare, non senza problemi, questo luogo? Domande che si pongono alla luce di quanto fatto finora. E in tal senso va bene ricordare un po’ di storia di questi ultimi anni. Bisogna innanzitutto ribadire la volontà politica, unanime e traversale, che oltre 10 anni fa mise al centro della propria azione il recupero e la valorizzazione de rifugio della forestale. Un intervento straordinario realizzato dall’amministrazione comunale, che trovò i fondi per la sua ristrutturazione. Il tutto nell’ottica di collaborazione con il Parco dei Castelli Romani, relativamente anche alla presenza e all’intervento del Parco stesso in alcune attività e a sostegno del rifugio stesso. Una ristrutturazione complessa e importante che ha portato al recupero del rifugio, divenuto in questi anni una meta per tanti cittadini che si recano a passeggio sul monte Artemisio. Soldi ben spesi per la collettività. Il comune di Velletri con atto del 2010 ha concesso gratuitamente, il comodato d’uso del rifugio, al Parco dei Castelli. Successivamente il Parco ha messo a bando la gestione delle attività del rifugio, senza fine di lucro. Bando a cui ha risposto l’ATS La natura matura di Velletri composta da ben 11 associazioni, ma nella convenzione il parco ha inserito la clausola per la quale l’associazione di volontari, l’Ats, deve riconoscere al parco la cifra di 660 euro l’anno per la gestione. Dire che è una anomalia è un eufemismo, diciamo un “non sense”. Cioè i volontari devono pagare il parco per l’uso del rifugio, che il parco ha ottenuto gratis dal comune di Velletri. Quindi, i volontari debbono tassarsi e pagare il parco per fare delle attività a favore dei cittadini, senza ricevere nulla. E l’hanno pure fatto per tre anni. Incredibile. Poi non l’hanno fatto più, proprio perché anche alcuni impegni verbali del Parco non sono stati mantenuti, pur continuando a ricevere i solleciti di pagamento della gestione e secondo perché essendo volontari alle volte diventa difficile far fronte a queste spese.

L’Ats nasce da esperienze diverse, ma con la stessa passione e amore per la natura, si costituisce 7 anni fa con il nome la Natura Matura, composta da ben 11 associazioni cittadine che ha nelle sue finalità l’obiettivo della conservazione e valorizzazione delle bellezze del nostro bosco. D’accordo con l’amministrazione comunale dell’epoca l’Ats promosse una serie di lodevoli iniziative, ambientali, ricreative, ludiche che hanno fatto conoscere le bellezze del nostro bosco a centinaia di cittadini e centinaia di persone che mai erano venute a passeggiare nella nostra montagna. Un lavoro difficile, ma svolto con la passione e il trasporto che solo il sano associazionismo sa mettere in campo. Così il rifugio della forestale è diventato meta di eventi. Al rifugio della forestale si sono svolte iniziative, mostre di quadri, concerti, attività sportive, passeggiate, attività ricreative con associazioni e scuole. Ogni associazione facente parte dell’Ats si è presa la briga da aprile a settembre di ogni anno, non solo di tenere aperto il rifugio ma di organizzare eventi, e prova ne sono gli eventi ultimi organizzati anche in questo mese. Un’opera meritoria che avrebbe dovuto avere risonanza da parte delle istituzioni, invece? Invece il parco dei castelli, nonostante l’arrivo del nuovo direttore, sempre in prima linea a farsi fotografare quando si fanno gli eventi insieme all’immancabile codazzo di politici e politicanti, continua a chiedere all’Ats i soldi per la gestione del rifugio, che va bene ricordare è di proprietà dell’amministrazione comunale di Velletri, che il parco ha ottenuto gratuitamente. Nel 2019, dopo l’arrivo del nuovo direttore del parco, dr Angelone, l’Ats ha proposto al Parco dei Castelli una revisione della convenzione decennale stipulata con il Parco, ma a tutt’ora non ha ricevuto nessuna risposta. Tra gli impegni del Parco la revisione dei costi di gestione che l’associazione si sarebbe dovuta accollare, oltre all’impegno di sostenere anche finanziariamente gli eventi che la stessa associazione avrebbe dovuto realizzare, e che sta comunque facendo a proprie spese. Qui già la prima anomalia. Un ente pubblico, gestito da politici, che chiede soldi a dei volontari per tenere aperto un bene pubblico, nel quale non si realizza nessuna attività di lucro, di per sè è a dir poco vergognoso. Casomai dovrebbe essere il contrario. L’unica attività che il parco ha, teoricamente, finanziato, risale al 2020. Teoricamente perché l’Ats ha anticipato soldi che ancora non ha mai visto, a distanza ormai di quasi due anni e non ha mai ricevuto un euro per tutte le attività fatte e per le quali l’associazione si è dovuta autotassare. Ma si sa quando hai a che fare con politici e dirigenti politicizzati, pare che tutto sia dovuto. Ma anche questo l’Ats ha mandato giù, nella speranza di poter discutere col parco e con il comune di Velletri per addivenire ad una soluzione. Bisogna dire che il Comune di Velletri ha manifestato attenzione al parco e all’Ats stessa.

Oggi nel rifugio della forestale è presente un ufficio comunale del patrimonio boschivo. Il dirigente Paolo Candidi è sempre particolarmente attento alle esigenze. Grazie al lavoro dell’Ats e del comune di Velletri con il contributo determinante delle aziende boschive che stanno eseguendo i lavori di dirado, sono stati ripristinate le aree ristoro adiacenti al rifugio, recuperato un percorso adiacente, ripristinati l’area ristoro della fonte del Turano, riqualificata l’area di Acqua Donzella. Tutte opere che hanno migliorato la vivibilità della nostra montagna, fatte gratuitamente dalle aziende boschive e dai volontari. All’inaugurazione a farsi fotografare i vertici del Parco erano tutti in prima linea sorridenti. L’arrivo nel 2019, del nuovo direttore del parco, dr. Angelone, aveva dato una possibile nuova prospettiva, avendo recepito, almeno a parole, le istanze dell’Associazione. Ma dopo un avvio promettente, la situazione non solo non si è modificata, addirittura si sta deteriorando nei rapporti. Il nuovo direttore, infatti, non solo fa orecchie da mercante sulla nuova proposta di convenzione, ma organizza iniziative con neanche 24 ore di preavviso e pretende che i volontari si rendano disponibili a pubblicizzare l’evento, essere presenti, aprire e chiudere il rifugio, fare assistenza. Neanche fossero dipendenti retribuiti. Questo modus operandi del nuovo direttore, non solo non è collaborativo, ma sta mettendo a rischio anche i rapporti, mai stati idilliaci con il Parco dei Castelli, che a dirla tutta, se gestito così non serve proprio a un bel nulla. L’amministrazione comunale, attraverso i consiglieri delegati al bosco e al parco avrà il suo da fare nel cercare una soluzione. L’ultima chicca le velate, neanche troppo, lamentele del direttore del parco perché non si sono tenute, a suo dire, iniziative al rifugio della forestale. Bella faccia tosta, in piena pandemia. L’Ats quest’anno ha svolto le attività che erano possibili, e alcune sono in programma in piena estate, tutte realizzate senza nessun aiuto dal Parco, con fondi propri, spesso personali. Invece di ringraziarli i volontari vengono rimproverati. Neanche a dire che il Parco non sappia cosa si fa al rifugio, visto che tutte le iniziative sono state ben documentate e rendicontate alla direzione del parco stesso e sono ben visibili sui social network.

L’ultima in senso cronologico l’installazione di giochi per bambini e un percorso ginnico, montato davanti al rifugio su iniziativa del Parco, costato ben 70 mila euro e l’impegno del Parco a mantenere pulita delle erbacce il sito. L’erba oggi è alta quasi due metri, basta vedere le foto. Quindi quale futuro per il rifugio? A chi giova continuare l’atteggiamento ostracistico contro una associazione di volontari. Cosa si cela dietro a tutto ciò? Chi si vuole favorire con questo modus operandi? L’Ats, con questi atteggiamenti ha perso smalto, è vero, ma chi reggerebbe a dover far “divertire” i cittadini, pagando per farlo, senza ricevere neanche un grazie, impegnando tutti i fine settimana da aprile a settembre e pure le giornate infrasettimanali per le scuole, per le quali, i volontari debbono ricorrere alle ferie personali? Un cenno da parte dell’amministrazione comunale a questo punto, sarebbe necessario e doveroso. Staremo a vedere.