La nostra città ha imparato davvero poco a valorizzare le proprie straordinarie ricchezze storico-culturali.
Di quanto Velletri non abbia saputo salvaguardare le proprie bellezze archeologiche se n’è ampiamente parlato. Antiche ville sepolte dagli abusi, siti inglobati in proprieta private, l’Appia Antica che fatica ad emergere quando altrove pagherebbero per avere 9 km di tracciato nel proprio comune. Che la nostra città abbia imparato davvero poco a valorizzare le proprie straordinarie ricchezze (le ‘Stimmate’ sono una gioiosa e isolata eccezione) è notorio, ma è necessaria un’azione imponente per salvare il salvabile ed evitare che quello che ancora non è crollato o distrutto sia cancellato dal tempo, dall’incuria e dai furbi.
Dopo il patetico focus sulla villa a a San Cesareo/Madonna degli Angeli, dove ci si deve accontentare di quattro pietre antiche per rievocare la grande abitazione degli Ottavi e di Cesare Ottaviano Augusto, ci spostiamo questa volta nelle campagne limitrofe all’Appia Antica, zona Paganico/Fontana Parata/Ponte di Mele. Proprio sotto il livello stradale, scorgibile guardando attentamente in basso tra le frasche e i rovi che sembrano coprire un fosso, c’è la storica Cisterna di Centocolonne.
Il nome parlante indica una struttura imponente di circa trentasei colonne per lato per una struttura con degli archi che davano la sensazione di essere un portico. Dalle foto di Thomas Ashby scattate tra il 1901 e il 1902, si vede la magnificenza di un sito che, contornato dal verde e dai panorami veliterni, poteva diventare attrattivo e magari ampliarsi ad altri scavi. Oggi, invece, a parte sopralluoghi e pulizie e ricerche a parte del Gruppo Archeologico Veliterno, è praticamente impossibile accedervi.

In molti (o forse tutti) hanno fatto orecchie da mercante: le segnalazioni al Comune e alla Sovrintendenza e le proposte di recupero non hanno mai avuto seguito. Qualche anno fa la funzionaria della Sovrintendenza ha lavorato per far istituire il vincolo sull’area (che sembra sia privata) senza però un riscontro ufficiale al momento. Il Comune di Velletri ha fatto dei passi in merito? Lo chiediamo nella speranza di una risposta.
Recuperare ‘Centocolonne’ può essere effettivamente il primo passo di un Parco Archeologico Diffuso di Velletri che miri al ‘tirar fuori’ quello che è seppellito dall’incuria e dall’inciviltà. Non una battaglia facile, certo, ma senz’altro coraggiosa. Qualcuno vorrà intraprenderla, a parte volontari e abitanti dall’alto senso civico?
I problemi, intanto, col passare del tempo si acuiscono in quel di Centocolonne: oltre ai necessarissimi interventi di manutenzione e valorizzazione, occorre verificare se effettivamente sotto alle arcate visibili non vi sia un’altra parte di arcate interrate. Inoltre, non è peregrino pensare che ci sia un acquedotto sotterraneo nelle vicinanze, sempre di epoca romana. Proprio dalla deduzione dell’acquedotto un’altra grande domanda: se c’era l’acqua, c’era anche una villa (o più ville rustiche). Di chi erano? Dov’erano e dove sono?
Domande che potrebbero trovare una risposta se intanto gli organi preposti e competenti mettessero finalmente mano al sito, recintandolo e chiudendolo in sicurezza. La manfrina dei sogni e dei soldi che non ci sono dovrebbe anche finire. Solo a Velletri l’archeologia fatica ad emergere, mentre altrove (e neanche tanto lontano) monumentalizzano pure i sassi su cui si era poggiato il cavallo di Silla.
