Al suo quarto film da regista, Federico ci regala una fotografia strettamente personale dell’universo musicale attuale e passato

Un mix fenomenale di gioventù e maturità nella musica, tra band di ragazzi e artisti “caduti” in rovina “Morrison” è ricchissimo di riferimenti autobiografici e autoreferenziali del regista, che, come tutti sanno, è frontman dei Tiromancino.

Morrison è la storia parallela di Lodovico (Lorenzo Zurzolo) e Libero (Giovanni Calcagno), due facce della stessa medaglia dell’universo musicale. Il primo è un giovane frontman di una band chiamata i Mod, che come molti gruppi contemporanei cercano di sfondare andando per locali, suonando e facendosi notare con ogni mezzo; il secondo invece è un grande artista del passato, con un successone alle spalle dettato da una canzone che ha segnato la “svolta”.
Le vite dei due si intrecciano, segnandosi a vicenda, in un rapporto docente e discente che andrà a svilupparsi in modo improvviso e caratteristico. I personaggi che orbitano attorno ai due protagonisti sono di estrema importanza, perché rappresentano le influenze decisive della nostra vita. Un cast veramente importante, come Carlotta Antonelli (che tutti conosciamo per aver interpretato Angelica in Suburra) e Giglia Marra, compagna del regista.
Arte, Lavoro, Soldi, Successo e Amore sono i concetti dominanti, anche sfiorati in modo delicato e umano; rendono Libero e Lodovico rappresentanti di un’intera generazione di artisti musicali. Coloro che subiscono la pressione discografica, la mancanza di ispirazione, i tempi che cambiano e crisi di identità.
Con Giacomo Gensini come sceneggiatore, Zampaglione firma l’adattamento cinematografico del loro romanzo omonimo. Una sceneggiatura che sa di realismo a tutto spiano, con dialoghi in dialetto divertenti e stimolanti. Il modo concreto di guardare al mondo e alle persone del regista riempie ogni scena, che prese singolarmente sono dense di realtà vissuta dal regista.
Un film perfetto per una serata amicale, le risate sono assicurate come lo sono le riflessioni contemporanee. Il regista ha decisamente voluto fare esperienza di stile. Cambiando radicalmente “scuola” da una scena all’altra. Mentre prima si è riso di gusto ora si è in stato di meditazione su come veramente sia il “mestiere d’artista” e i sacrifici che comporta. Di come le sfere intime e familiari possano influire sul nostro essere.
Ascenzio M. La Rocca
